Perché a Roma serve Parigi

Francesca Sforza

Tra Italia e Francia ci vorrà la politica, stavolta, per superare i risentimenti dovuti alle passate crisi diplomatiche e a una scarsa chimica tra i due leader. E nell’incontro che c’è stato ieri a Parigi, ufficialmente per sostenere la candidatura di Roma all’Expo del 2030, sia Giorgia Meloni che Emmanuel Macron sono arrivati con la convinzione che il vero dossier su cui è necessario stabilire un canale di comunicazione si chiami patto di stabilità. Certo, non sono mancate le dichiarazioni congiunte sull’importanza di trovare soluzioni per il Mediterraneo, sulla centralità della difesa di una posizione filo-ucraina, sulla necessità di rafforzare i legami bilaterali, ma il punto dirimente è che senza la Francia, l’Italia non riuscirà mai a superare le resistenze dei tedeschi e dei paesi cosiddetti “frugali” per una ridefinizione dei parametri del patto di stabilità. E anche la Francia, in un momento in cui l’asse con i tedeschi non dà vita a particolari alzate d’ingegno, sa benissimo che l’Italia può essere un ottimo sparring partner, almeno per questo tratto di strada. I due leader sono entrambi convinti che non si possa consentire “un ritorno a parametri inadeguati” e che la vera sfida della governance europea debba ruotare sugli investimenti, più che sul controllo del debito.

Ora la domanda è: l’unità d’intenti sul dossier finanziario sarà in grado di superare il fatto che il tessuto industriale italiano è comunque molto più simile a quello tedesco che a quello francese (con tutto ciò che ne deriva a livello di accordi intermedi e alleanze di segmento), e che Emmanuel Macron rappresenta, per Giorgia Meloni, un chiaro elemento di disturbo sul fronte degli schieramenti europei in vista del voto del 2024? Mentre su questo secondo punto gioca a favore della concordia il fatto che Marine Le Pen guardi più alla Lega di Salvini che a Fratelli d’Italia – fattore che potrebbe cementare una vicinanza tattica tra Macron e Meloni – sul primo si tratterà, appunto, di strutturare un’intesa politica. Un esempio pratico? Sulla riforma del mercato elettrico, nell’ultimo consiglio dei ministri dell’Energia, che si è tenuto due giorni fa a Lussemburgo, la Germania ha cercato l’appoggio dell’Italia in opposizione alla Francia, e lo ha ottenuto, col risultato di schierare Roma al suo fianco isolando Parigi. Non si tratterà di un’eccezione, è probabile che accada nel prossimo futuro anche per altri dossier, rendendo dunque molto delicato il lavoro di un’intesa politica con la Francia. Alla fine, si torna sempre ai vecchi schemi e alle alleanze cementate nei decenni, e l’Italia – di fronte alla scarsa solidità dell’intesa franco-tedesca e al vuoto lasciato dalla Gran Bretagna – può tornare a riproporsi come “potenza di mezzo” in grado di fare la differenza.

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