Arena climatica e voto europeo. Destre in marcia, sinistre ferme

MASSIMO GIANNINI

Il futuro arriva così, con un cielo arancione, scrive Paul Krugman sul New York Times, alla fine di una settimana inutilmente cruciale per il Pianeta. Lunedì la Giornata mondiale dell’Ambiente, giovedì la Giornata mondiale degli Oceani. In mezzo, uno stillicidio inquietante di piccole catastrofi locali, che suggeriscono un’incipiente Armageddon globale. Lo skyline della Grande Mela infuocato dalla fuliggine di un mastodontico incendio nel Canada. E poi il disastro epocale della diga Khakovka che allaga mezza Ucraina, e quasi ricorda la devastante alluvione che ha appena sommerso la Romagna. E infine Greta Thunberg che ormai ventenne prende il diploma e si congeda idealmente dagli scioperi dei Fridays for Future.

La Rivoluzione Verde non è un pranzo di gala. Ancora non ce ne rendiamo conto, ma sarà proprio questo il vero campo di battaglia delle prossime elezioni europee del 2024: l’Agenda Ambientale, i suoi obblighi, i suoi costi industriali, occupazionali, sociali. Lo conferma Matteo Salvini, che come sempre sente l’odore del sangue e va subito a caccia. Stavolta la sua preda è “quell’ubriacone” di Hans Timmermans, vicepresidente della Commissione Ue e fiero fautore del blocco delle auto a benzina e diesel tra 12 anni: un’idea “da ricovero coatto”, tuona il Capitano leghista, aprendo le ostilità contro la “maggioranza Ursula” proprio a partire dal Global Warming. Un’emergenza che imporrebbe l’accelerazione di scelte drastiche già indicate dalle Conferenze di Rio e di Kyoto, di Parigi e di Glasgow. Ma la sporca guerra di Putin ha stravolto piattaforme politiche già vaghe ed esitanti. In un mondo diventato improvvisamente più chiuso e più piccolo, i governi fanno i conti con la super-inflazione e le nuove dipendenze energetiche (ieri succhiavamo gas russo, domani pomperemo terre rare cinesi).

Scoprono il prezzo da pagare alla transizione ecologica. E dunque, mentre rinnovano l’impegno formale al contrasto dei cambiamenti climatici, riscrivono i rispettivi Green Deal in base al proprio interesse nazionale.

Antonio Tajani, ministro degli Esteri nel governo dei Fratelli meloniani, conosce a fondo le logiche comunitarie dopo gli anni da commissario e poi da presidente del Parlamento. Dopo la tre giorni italiana dell’alleato Manfred Weber, non ha dubbi. Lasciate perdere il fascismo e l’antifascismo, lo scontro tra liberalismo e autoritarismo, la contesa tra le triadi Dio-Patria-Famiglia e Pride-Gender-Lgbtq+. Di qui al voto della prossima primavera la vera faglia tra destre e sinistre in Europa saranno le norme sulla Casa Green, sul blocco delle auto a benzina e diesel, sui fertilizzanti in agricoltura, sul Nutriscore, cioè il sistema di etichettatura dei prodotti alimentari. Questioni concrete, che riguardano la vita pratica di tutti i giorni e le persone in carne e ossa: famiglie, consumatori e imprenditori. Su queste si giocherà la partita del consenso.

Francesco Rutelli ex ministro della Cultura ed ex sindaco di Roma, conosce ancora più a fondo le mutazioni ambientali e le relative implicazioni politiche. E nel suo illuminante “Il Secolo Verde” (appena uscito da Solferino) le spiega come meglio non si potrebbe. Le agende nazionali e personali fanno i conti con nuovi conflitti strategici e con scelte materiali che cambiano radicalmente le nostre società. Le domande ricorrenti, tra le opinioni pubbliche del Continente, sono sempre le stesse: “È giusto obbligarci a rendere le nostre case più efficienti dal punto di vista energetico”, in nome del solito “arrogante dirigismo dell’Europa?”. “Dobbiamo per forza buttare le vecchie caldaie a metano, per montare impianti fotovoltaici che costano fino a 10 mila euro?”. Oppure: “Per ridurre le emissioni in città serve davvero ridurre la velocità delle auto a 30 chilometri all’ora?”. “Dobbiamo per forza rottamare le macchine a benzina, e comprare quelle elettriche che non costano mai meno di 25 mila euro?”. Per ora le risposte oscillano tra il sacrificio ineluttabile degli ambientalisti militanti (tendenza Carlo Marx: il capitalismo che inquina si abbatte, non si riforma) e il maleficio inaccettabile dei negazionisti impenitenti (tendenza Groucho Marx: perché devo fare qualcosa per i posteri, cos’hanno fatto questi posteri per me?).

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