La (difficile) sfida dell’Occidente ai regimi

Come ha sostenuto, a proposito della guerra in corso, lo scrittore russo Mikhail Shishkin: «Il mondo libero dovrebbe rendersi conto che non sta combattendo contro un dittatore pazzo, bensì contro un sistema di potere autonomo, aggressivo e auto rigenerante. L’antica struttura sociale dell’autocrazia russa è stata preservata nel magazzino della storia e tramandata nei secoli. Ed eccola pronta a mutar pelle per ricomparire sotto nuove spoglie: come l’impero dei Romanov e l’Unione Sovietica comunista di Stalin, e più di recente la “democrazia controllata” di Putin» (Corriere della Sera, 4 settembre).

Il vero grave errore commesso dall’Occidente nel rapporto con la Russia è consistito (detto col senno del poi) nel credere che, integrandola nel mercato mondiale, essa avrebbe perso le sue storiche tare, che l’interdipendenza degli interessi che commercio e trasferimento di tecnologie favoriscono l’avrebbe ammansita, ne avrebbe spento l’antica vocazione imperiale. Non si è tenuto conto del fatto che ciò che vale per i Paesi i cui governanti cercano di conservare il potere favorendo sviluppo economico e accumulazione e diffusione della ricchezza, non può valere per un Paese dominato da una cleptocrazia armata fino ai denti e disinteressata — come lo è quasi sempre stato chi detiene il potere in Russia — al benessere del proprio popolo.

L’autoflagellazione dell’Occidente, la tendenza ad accusare le nostre società per tutto ciò che di male accade al mondo ha molte cause e vede impegnate tante persone diverse. Si pensi ad esempio alla cancel culture, l’attacco alla cultura occidentale — «bianca» e quindi colonialista — da parte di minoranze fanatiche (complici molti professori) in tante Università occidentali. Gli attacchi all’Occidente da parte di intellettuali o presunti tali sono comunque un male antico. Come scrisse tanti anni fa l’economista Joseph Schumpeter, tra le particolarità della civiltà occidentale c’è quella di allevare un alto numero di intellettuali i quali si dedicano anima e corpo a una missione: demonizzare la civiltà occidentale. Sempre generosi con se stessi, molti di loro chiamano tutto ciò «spirito critico».

Le idee circolanti sulle presunte colpe dell’Occidente nel rapporto con la Russia non sono solo stupide. Sono anche pericolose. Perché, se troppo diffuse, favoriscono il disarmo morale di fronte alle sfide delle potenze autoritarie. In questo frangente della storia non possiamo permettercelo.

CORRIERE.IT

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