Le macerie dei partiti

di Luciano Fontana

Siamo al secondo grande fallimento dei partiti in questa legislatura. Incapaci di tenere in piedi un governo e di eleggere un nuovo presidente della Repubblica

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Il presidente Sergio Mattarella in un ritratto di Fabio Sironi

La conferma di Sergio Mattarella alla presidenza della Repubblica è un’ottima notizia per l’Italia. Il Quirinale sarà guidato ancora nei prossimi anni da una personalità che ha dimostrato sensibilità istituzionale e sintonia con i sentimenti del Paese. Rispettosa degli equilibri politici ma al tempo stesso determinata nelle situazioni di crisi. È un’ottima notizia anche perché la scelta è stata favorita dalla spinta del premier Mario Draghi. Insieme i due presidenti hanno avuto il compito e il peso di affrontare la pandemia, riavviare la crescita economica, infondere fiducia ai cittadini in uno dei momenti più difficili della nostra storia repubblicana. Che la loro azione vada avanti è una garanzia per il futuro.

Sappiamo tutti quanto Mattarella abbia cercato di evitare il bis. Le ragioni che lo portavano ad escludere un secondo mandato erano fondate, dal punto di vista dell’assetto costituzionale e politico. Con altrettanta franchezza si deve però dire che questa nuova situazione di eccezionalità ha un solo ed esclusivo responsabile: il sistema dei partiti. Se non tutti i partiti, almeno gran parte di loro.

Questi incredibili sei giorni di votazioni, o di mancate votazioni, lasciano un cumulo di macerie. È persino difficile metterle tutte in fila. L’assenza di leadership nella coalizione di centrodestra: aveva giurato compattezza dall’inizio alla fine, si ritrova in uno stato di deflagrazione. Candidati gettati a caso nell’agone parlamentare e in quello dei social media, senza razionalità politica, senza un minimo di aderenza alla realtà, senza una valutazione dei danni che si potevano provocare alle istituzioni bruciando nel falò presidenti del Senato, presidenti del Consiglio di Stato, responsabili dei servizi segreti. Una sorta di «talent show» dove uno vale uno, dove il metodo è sbagliato e la strategia inesistente. Il risultato è davanti agli occhi di tutti: dell’alleanza largamente maggioritaria nei sondaggi non si trova più traccia. Ognuno per sé, tra accuse, sospetti e nuovi scenari politici di separazione al momento indecifrabili.

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