Pastorelli e vecchie volpi

Augusto Minzolini

Agnelli, vecchie volpi e pastorelli inesperti. Questa edizione dei giochi quirinalizi andrebbe raccontata così. Gli agnelli sono quel 70% di parlamentari alla prima esperienza che spesso si trovano a dover seguire indicazioni insensate.

Immaginare che Elisabetta Belloni – grande servitrice dello Stato, con tanti anni nella burocrazia ad alto livello, persona stimabilissima – possa passare al di là dei tanti meriti direttamente dal ruolo di capo dei servizi segreti alla presidenza della Repubblica in un grande democrazia occidentale, vuol dire che si è completamente a digiuno di un minimo di sensibilità istituzionale. L’unico precedente che si ricordi di primo acchito è in un Paese molto particolare sul piano della democrazia: la Russia in cui Vladimir Putin diventò presidente passando per il Kgb. Ma almeno lui è stato legittimato da un’elezione diretta: differenza non da poco.

Ecco perché si ha l’idea che le vecchie volpi indichino dei candidati ben sapendo che alla fine saranno bocciati. E che dei pastorelli sbadati seguano le loro tracce perché hanno smarrito la strada. Per cui le vecchie volpi sfogliano la rosa, petalo dopo petalo, per arrivare al nome che è nei loro piani. E i pastorelli vanno loro dietro pensando che quei candidati siano veri e non specchietti per le allodole.

Il problema è che per scoprire le vecchie volpi devi disboscare il bosco dell’ipocrisia. Solo a quel punto si rivelano i loro giochi e la loro strategia. La vecchia volpe Enrico Letta, ad esempio, punta a Mario Draghi per andare alle elezioni. In questo giocando a distanza con una giovane volpe come Giorgia Meloni, che per avere le urne farebbe anche un patto con il diavolo, manderebbe sul Colle chiunque, pure Belzebù. I pastorelli sono Giuseppe Conte e Matteo Salvini, che non si accorgono come gli altri due seguano tattiche speculari.

Ecco perché sull’ipotesi di un nuovo governo che dovrebbe sostituire l’attuale non si fa un passo avanti. È impossibile: se è già difficile trovare un nome, un solo nome, per il Quirinale, immaginate quanto possa essere complesso individuare un nuovo premier, un’intera squadra di ministri e sottosegretari e, magari, anche un programma aggiornato su energia e inflazione. Il tutto senza l’autorevolezza di Draghi. Non prendiamoci in giro: il Financial Times e l’Economist lo hanno capito, i nostri giornali no.

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