Cartabia, Veltroni, Casini…Tutti in fila per il Quirinale
Alla fine il crocevia del potere in Italia non si muove da lì: è con il Colle che bisogna fare sempre i conti e quindi il gioco di parole impone che due conti per il Colle è bene cominciare a farli. Con un paio di notizie in un solo giorno. La prima è rappresentata dalle parole di Sergio Mattarella, che anche ieri ha ribadito di non avere alcuna intenzione di restare al Quirinale oltre il mese di febbraio 2022 e lasciare il campo al successore che sarà eletto dal Parlamento con i delegati provenienti dalle regioni.
La seconda è nelle dichiarazioni del leader della Lega, Matteo Salvini, che ha lanciato Mario Draghi nella corsa al Colle. La Lega non ha «propri uomini» da dover mettere in campo, dice Salvini, a cui preme di più rinsaldare il fronte di circa 450 elettori su mille che il centrodestra esprimerà per il voto sul Quirinale. «Se il centrodestra è compatto – confida il leader della Lega ai suoi amici – può succedere di tutto e finalmente si potrà sottrarre all’egemonia della sinistra la postazione istituzionale più ambita».
All’apparenza, l’indicazione di Salvini potrebbe essere vista come la più facile. In realtà non è così. Certamente tutti dicono che Draghi aspiri al Colle. Ma quanti sono in realtà disposti ad assecondarne la volontà? Quando ne parla il capo della Lega è indubbia la sincerità e anche la convenienza politica. Perché potrebbe ottenere le elezioni anticipate subito dopo l’elezione del presidente della Repubblica; e se ciò non avvenisse perché si dovesse rendere necessario un mandato ad un premier per la parte finale della legislatura, si tratterebbe certamente di un capo dello Stato non ostile al centrodestra. Proprio per le elezioni subito, l’ostacolo all’elezione di Draghi sarebbe invece rappresentato dal corpaccione degli attuali mille parlamentari che non vogliono andare a casa anzitempo. E chi li potrà controllare nel segreto dell’urna?
Il Quirinale è una postazione decisiva per la democrazia. Basti pensare alle «cose da fare» per il Presidente della Repubblica: la nomina del premier. Lo scioglimento delle Camere. È presidente del Consiglio superiore della Magistratura. E mette becco praticamente su qualunque questione. È un ruolo che fa gola a tutti, ma pochi potranno aspirarci se non dovessero davvero prevalere la rielezione – anche per breve tempo – di Mattarella o quella di Draghi.
A sinistra i contendenti sono davvero troppi. Dal solito Romano Prodi a Paolo Gentiloni, da Dario Franceschini a David Sassoli, da Enrico Letta al temuto o auspicato ritorno di Walter Veltroni. Un assembramento, praticamente, un pacchetto di mischia che si farà fuori da solo.
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