Usa, la democrazia ha tenuto, la conferma di Wall Street

OSVALDO DE PAOLINI

La stabilità politica è una merce molto apprezzata dalle Borse; quando questa viene a mancare, gli indici azionari entrano in fibrillazione e le vendite prendono il sopravvento. Perché ciò non è accaduto a Wall Street? Perché i due indici di riferimento, Dow Jones e Nasdaq, mentre andava in scena il brutale assalto a Capitol Hill hanno continuato la loro corsa verso record mai visti, il primo superando per la prima volta quota 31.000, il secondo bucando la soglia psicologica di 13.000? Ovunque quell’atto violento avrebbe scatenato il panico, proiettando scenari di instabilità che fatalmente avrebbero provocato ondate di vendite sui mercati. A Wall Street non è accaduto, e i motivi sono più d’uno. 

Anzitutto vale segnalare la percezione diffusa tra gli americani secondo cui, per quanto grave, la brutale manifestazione degli aficionados di Trump altro non era che l’ennesima provocazione di fine mandato, un episodio spettacolare ma senza seguiti significativi. Basta leggere i giornali locali del giorno dopo per avere conferma che il vulnus inferto alla democrazia, deplorato ovunque nel mondo, per i cittadini americani non ha in alcun modo modificato il corso politico del Paese. E non è da escludere che dietro la netta risposta di Wall Street abbia prevalso anche la volontà di dimostrare al mondo che il concetto di democrazia negli Stati Uniti è talmente radicato, da non correre alcun pericolo anche di fronte a episodi di quella gravità: un modo orgoglioso di vedere le cose che conosce bene chi ha frequentato, anche solo occasionalmente, quegli ambienti.
Naturalmente dietro quella risposta ci sono anche spinte più concrete, più direttamente legate alle aspettative del mondo degli affari. 

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