La mutazione di Di Maio e M5S: “Questa riforma del Mes ci stritola: qua ci fregano, non firmiamo”
Per Di Maio la riforma così come com’è non mette in pericolo gli interessi dell’Italia come sostenuto dallo stesso Di Maio (prima della mutazione politica) a fine novembre 2019: “C’è massima fiducia in Conte e Gualtieri, ma è evidente che occorre migliorare il negoziato difendendo gli interessi dell’Italia. Resta solida nostra appartenenza ad Euro ed Europa, malgrado ciò se qualcosa non è accettabile va migliorata. E la riforma del Mes si può migliorare, siamo qui per questo”.
Giova ripetere che il testo della riforma non è cambiato da allora (è stato solo anticipato il backstop del fondo per le risoluzioni bancarie) e nessuna delle richieste grilline è stata mai accolta o presa solo in considerazione. Ragione per cui, pur di giustificare l’assenso informale nei vari stadi del negoziato da parte del Governo Conte, si è lentamente fatta largo la cosiddetta “logica del pacchetto”. Secondo questa logica – ad oggi confutata dalla realtà – l’Italia avrebbe dovuto dare il suo ok alla riforma del Mes solo se fossero state approvate contestualmente altre due riforme: l’unione bancaria e in particolare uno schema di assicurazione dei depositi (Edis); e il Bicc, un Recovery Fund permanente e non temporaneo ed emergenziale come quello in fase di approvazione per rispondere alla crisi economica innescata dal Covid.
Dopo un anno di negoziati, del pacchetto è rimasto – guarda caso – solo il Mes, mentre gli altri due capitoli sono rimasti fermi al palo in mancanza di un accordo politico. Ma la “logica del pacchetto” è stata da sempre considerata dal Movimento 5 Stelle come una conditio sine qua non per dare il suo ok alla riforma. Un anno fa, nel pieno delle polemiche con la Lega che accusava il premier Conte di aver dato il suo via libera senza tener conto degli ex alleati nel Governo gialloverde, Di Maio aveva dichiarato: “Giuseppe Conte ha detto ieri che tutti i ministri sapevano di questo fondo. Sapevamo che il Mes era arrivato ad un punto della sua riforma, ma sapevamo anche che era all’interno di un pacchetto, che prevede anche la riforma dell’unione bancaria e l’assicurazione sui deposito. Per il M5S, queste tre cose vanno insieme e non si può firmare solo una cosa alla volta”.
Citava Casaleggio: “Gianroberto diceva che ‘quando c’è un dubbio, non c’è nessun dubbio’: e sul Mes i dubbi ci sono”. E rilanciando la “logica di pacchetto: “Non si può firmare solo una cosa alla volta, sennò qui il rischio è che va a finire che ci fregano. Quelle tre riforme, una volta ultimate, ci potranno dare un quadro complessivo dei vantaggi e dei rischi per l’Italia”, spiega. “Le proposte per migliorare questa riforma ci sono. Ora ci aspettiamo una revisione dei punti critici. Perché è così che si lavora. Ripeto: siamo al governo per questo”, concluse. Posizione che nel tempo ha sempre trovato l’appoggio dei grillini e di tutto il gruppo dirigente. Per il ministro Patuanelli il No del M5S al Mes ”è definitivo”, disse ad aprile scorso. Per Alvise Maniero “un Paese come il nostro, fondatore della comunità europea e seconda potenza manifatturiera d’Europa, non può firmare a scatola chiusa e deve tenere conto di tutto il pacchetto, compresa la riforma bancaria sulla quale preoccupano le proposte tedesche”, disse un anno fa. Secondo il senatore Emiliano Fenu, bisognava “rinviare la riforma, per evitare che sulle altre l’Europa continui ad alimentare asimmetrie e sperequazioni che dobbiamo definitivamente archiviare”, disse il capogruppo in Commissione Finanze, citando peraltro i dissidi tra l’Italia e i paesi del Nord Europa sull’Edis e “sull’attribuzione di un ingiustificato livello di rischio ai nostri titoli di Stato detenuti dalle banche italiane”.
Parole che tuttavia mal si conciliano con il testo della risoluzione della maggioranza e scritta dai grillini che impegna il premier Conte al prossimo Consiglio Ue del 10 dicembre, “a finalizzare l’accordo politico” sulla riforma del trattato del Mes. E tutte le altre, dall’Edis al Bicc? “Lo stato di avanzamento dei lavori su questi temi in agenda sarà verificato in vista della ratifica parlamentare della riforma del trattato del Mes”. Addio pacchetto.
L’HUFFPOST
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