Covid, come si curano i 500mila pazienti in isolamento domiciliare?

di Laura Cuppini

L’allarme è stato lanciato nei giorni scorsi dai medici di famiglia: «Gli ospedali scoppiano, i medici di famiglia sono al collasso. La politica si faccia un esame di coscienza». Uno dei punti critici è rappresentato dalle Usca, Unità speciali di continuità assistenziale (ne sono state istituite 1.200 in tutta Italia con il Dl “Cura Italia” del 17 marzo). «Sono l’anello di collegamento tra i medici di famiglia e gli ospedali — ha spiegato il segretario generale del Sindacato medici italiani (Smi), Pina Onotri —. Sappiamo che in alcune regioni alcune Unità sono partite a macchia di leopardo, ma non abbiamo alcuna informazione. Se serve un’ecografia per controllare i malati con polmonite o un esame ematico per decidere se prescrivere l’eparina, l’unica cosa che possiamo fare è mandarli in ospedale. Così salta la cura domiciliare. Le Unità di continuità assistenziale avrebbero dovuto fare proprio questo». Il Dl “Cura Italia” indica come compito delle Usca «monitorare la situazione clinica di chi è positivo al Covid in isolamento e somministrare le terapie ai malati a casa, alleggerendo la pressione sugli ospedali e sui medici di base».

Cinquecentomila in isolamento domiciliare

Fatto sta che nel giro di poche settimane i medici di famiglia si sono trovati oltre 500mila pazienti Covid da gestire (circa il 95% dei casi totali), senza avere strumenti per farlo. Proprio sulle Usca 30 parlamentari hanno presentato un’interpellanza urgente al ministro della Salute Roberto Speranza. La sottosegretaria Sandra Zampa ha risposto che il Ministero della Salute sta raccogliendo i dati dalle Regioni. Ma i medici di famiglia insistono: «Siamo lasciati soli in prima linea, soverchiati da un carico di lavoro immenso». A Milano, dove l’aumento dei contagi è esponenziale, sono in funzione solo 4 Usca. Dal canto suo, l’assessore lombardo al Welfare Giulio Gallera ha annunciato la nascita di Centri diagnostici territoriali per Covid, «gestiti dagli specialisti delle Aziende sanitarie locali con medici e pediatri di famiglia, infermieri di comunità, in collaborazione con le amministrazioni comunali». L’obiettivo è «integrare le prestazioni della medicina territoriale con quelle specialistico-ospedaliere». Gallera ha promesso che in breve tempo i Centri diagnostici saranno in funzione in tutta la regione.

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