Covid, le incognite e le speranze. Come sarà il nostro settembre

di MICHELE BRAMBILLA

Ahi settembre mi dirai / quanti amori porterai / le vendemmie che farò: così comincia una bellissima canzone di Alberto Fortis. Si chiama “Settembre” e forse non c’è parola più di questa che ci faccia pensare a un nuovo anno che comincia. Settembre più di gennaio, perché viene dopo la pausa più lunga. Settembre perché l’estate finisce dolcemente, perché i suoi colori sono bellissimi, perché anche il freddo e il buio si avvicinano con garbo. Settembre è il mese in cui, da sempre, riponiamo l’aspettativa di una ripartenza. Che settembre sarà?

Mai come quest’anno settembre arriva dopo un tempo strano, difficile, imprevisto. Abbiamo scoperto la fragilità: poi abbiamo vissuto un’estate che forse non avremmo potuto permetterci, così libera folle e perfino irriverente. Arriva settembre e ancora non sappiamo se come e quando riapriranno le scuole. Arriva settembre e qualcuno addirittura ci parla di un nuovo lockdown.

A tutte queste incognite è chiamata a rispondere la classe dirigente del Paese: il governo, il parlamento, la scienza. Ma ancor più e ancor prima è chiamato a rispondere ciascuno di noi: con i nostri comportamenti, con la nostra determinazione, con quella consapevolezza nuova che tante volte, durante il lockdown, abbiamo detto di avere compreso, e che invece ancora non c’è, se è vero – e purtroppo è vero – che ancora non abbiamo capito (il mondo intero non ha capito) che siamo tutti bisognosi l’uno dell’altro. E invece ciascuno cerca per conto proprio il vaccino, lo smart working avvantaggia qualcuno e ammazza qualcun altro, chi si sente giovane e forte se ne frega di contagiare chi è più fragile. E così via.

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