Pasticcio trasporti. La Babele dei decreti aiuta il virus

di GABRIELE CANÈ

Si fa presto a dire viaggio. Se non usi l’auto, fai un biglietto, sali e parti. In teoria. Ma in pratica? Come? Dove? In aereo? In treno? Su quale treno? In autobus? In quale regione? E pensare che abbiamo fatto pensose e rabbiose riflessioni ai tempi del lockdown sulla Babele di regole sanitarie e di distanziamento con cui le varie istituzioni ci bombardavano: ciò che era proibito in un posto, era consentito un isolato più in là; e le distanze massime da cui ci si poteva allontanare da casa forniti di apposito cane, variavano da comune a comune fino a un minimo di 80 metri, più o meno la lunghezza di un guinzaglio.

Bene, se vogliamo fare dell’ironia, tutto ciò pare un meccanismo ordinato e razionale rispetto alla confusione che regna ora nei trasporti; se vogliamo essere seri, si può dire che la lezione non è servita. Bocciati. Il risultato è che sui treni nelle passate 48 ore sono stati venduti biglietti a vagone pieno in base a una ordinanza del ministero dei Trasporti, e che tutto ciò è stato cancellato al volo da una disposizione contraria del ministero della Salute. Parliamo delle Frecce e degli Intercity, perché sui locali, con la scusa della breve percorrenza, vale sempre la regola del carro bestiame, a distanziamento zero, e per di più con decisione regionale, perché la competenza in questi casi è appunto delle regioni. Così ci sono migliaia di persone rimaste a terra dopo il rapido ripristino delle regole di sicurezza, e altre migliaia che nelle prossime ore non sapranno se e come arriveranno a destinazione. E non per colpa dei gestori. Allora, alcune osservazioni. Se non si intendono Regioni e Stato, che almeno il Governo si intenda al suo interno, impresa molto ardua, come vediamo quotidianamente.

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