Pagamenti digitali, con la pandemia è boom. Ma la ‘cashless society’ è a rischio disuguaglianze

Chiara Merico

Il contante non va più di moda: tra le abitudini che la pandemia sta modificando in maniera radicale ci sono anche i metodi di pagamento. Con l’adozione di misure di sicurezza sanitaria sempre più stringenti, infatti, banconote e monete stanno finendo progressivamente nel dimenticatoio, sostituite dalle carte di credito e da metodi ancora più innovativi come le app di pagamento. Un trend in ascesa in tutto il mondo, compresa l’Italia, Paese in cui l’abitudine a usare il contante è molto radicata: non mancano però le perplessità.

Hotel, ristoranti, negozi stanno migrando gradualmente verso il “cashless”: negli Usa, ad esempio, la catena di ristorazione Castellucci Hospitality Group ha deciso in pieno lockdown di non accettare più contanti. “La pandemia ha cambiato le cose”, ha spiegato a Bloomberg il titolare, Fred Castellucci. “Ora il nostro obiettivo primario è la salute e la sicurezza dei clienti e dei lavoratori”. Non è l’unico: all’inizio dell’anno il Mercedes Benz Stadium di Atlanta ha fatto sapere di aver risparmiato 350mila dollari dopo essere diventato, a marzo 2019, il primo impianto sportivo per professionisti completamente cash-free. Durante i mesi della pandemia la tendenza si è ulteriormente rafforzata anche grazie al boom degli acquisti online, tanto che grandi società come Lululemon e Nordstrom hanno deciso di passare totalmente ai sistemi di pagamento digitali, mentre il ceo di un gigante come Starbucks ha fatto sapere che la società ricorrerà a una “maggiore quantità di soluzioni cashless”, con l’app che diventerà la modalità di pagamento più diffusa, e persino i casino Usa hanno annunciato l’introduzione di opzioni che non prevedono l’uso del contante.

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