Scoperta (dal supercomputer) la molecola che fa sperare: si tratta del raloxifene

di Laura Cuppini

Scoperta (dal supercomputer) la molecola che fa sperare: si tratta del raloxifene

Raloxifene: un farmaco conosciuto, approvato (e commercializzato) in Europa per la cura dell’osteoporosi. Ma anche una possibile arma contro Sars-CoV-2. Appartiene al gruppo di farmaci definiti “modulatori selettivi dei recettori per gli estrogeni” (SERMs, selective estrogen-receptor modulators) e, nella cura dell’osteoporosi, presenta un livello elevato di sicurezza e tollerabilità. Il consorzio europeo “Exscalate4CoV”, che ne sta valutando la potenzialità terapeutica contro Sars-CoV-2, ha ribrevettato il farmaco per la nuova indicazione (uso universalistico) ed è pronto a produrlo in quantità massicce. In Italia non è stato testato sull’uomo contro Covid, per la scarsità di nuove infezioni, mentre l’autorità sanitaria della Corea del Sud ne avrebbe confermato l’efficacia su alcuni pazienti.

Il consorzio pubblico-privato

La valutazione delle potenzialità contro Covid del raloxifene è stata possibile grazie al lavoro del consorzio pubblico-privato “Exscalate4CoV”, supportato dal programma “Horizon 2020” dell’Unione Europea per la ricerca e l’innovazione, composto da 18 partner (tra cui l’Istituto Spallanzani di Roma) e guidato da Dompé farmaceutici.

L’identificazione della molecola è avvenuta grazie allo screening virtuale condotto da un supercomputer su oltre 400mila molecole messe a disposizione da Dompé e dal Fraunhofer Institute (organizzazione tedesca che raccoglie 60 Istituti di ricerca). Tra le molecole selezionate, è stata data priorità a quelle in fase clinica o già sul mercato, come appunto raloxifene. Sono state testate 7mila molecole con caratteristiche promettenti: 100 sono risultate attive in vitro e 40 hanno dimostrato capacità di contrastare il virus su cellule animali. Tra questi, il raloxifene è emerso come la molecola più promettente: potrebbe essere efficace nel bloccare la replicazione del virus nelle cellule, e potrebbe quindi ostacolare la progressione della malattia, in particolare nei casi di diagnosi precoce o in casi asintomatici. I ricercatori hanno indicato che i suoi vantaggi includono l’elevata tollerabilità del paziente, la sicurezza e il profilo tossicologico altamente consolidato. Ora sarà però necessario effettuare tutte le sperimentazioni cliniche per provarne l’efficacia contro Covid.

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