Coronavirus, i documenti segreti dell’Oms: «La Cina ha nascosto i dati»

di Davide Casati e Alessandra Muglia

Coronavirus, i documenti segreti dell'Oms: «La Cina ha nascosto i dati»

Altro che organizzazione filo cinese come l’aveva bollata Trump. Gli elogi pubblici fatti a gennaio dall’Oms a Pechino per la sua trasparenza nella gestione del Covid sarebbero stati in realtà un’operazione diplomatica per assicurarsi più informazioni sull’epidemia, per spronarla a una maggiore collaborazione. Tant’è che per settimane, in privato, i funzionari dell’agenzia Onu si sarebbero invece più volte lamentati per i suoi ritardi, riferisce ora l’Associated Press, citando materiale audio e documenti interni.

Da tempo quindi l’Organizzazione mondiale della sanità sarebbe irritata con Pechino per aver indugiato nel condividere i dati sul genoma — tenuti segreti per oltre una settimana — e sulla capacità di diffusione del nuovo coronavirus: dati che, scrive la AP, sono decisivi per una risposta efficace a livello di test, farmaci e vaccini. Un atteggiamento — motivato, scrive l’agenzia di stampa statunitense, da «un ferreo controllo sull’informazione e dalla competizione interna al sistema sanitario cinese» — che avrebbe ostacolato il lavoro dei funzionari dell’Oms nella prima fase dell’epidemia, dopo la scoperta di casi di polmoniti anomale a Wuhan.

Dal momento in cui il virus venne decodificato per la prima volta, il 2 gennaio, al momento in cui l’Oms dichiarò quella del coronavirus una emergenza mondiale, il 30 gennaio, l’epidemia era già cresciuta di 100-200 volte, secondo quanto dimostrato dai dati del Chinese center for Disease control.

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