Coronavirus, “così è stato disinnescato”. Dalle autopsie la strada per la cura

di ALESSANDRO MALPELO

Bergamo, 26 maggio 2020 – Lo sfracello è finito. Quando la città di Bergamo era nell’occhio del ciclone Coronavirus un medico di Sondrio, Andrea Gianatti, 55 anni, laurea a Pavia, responsabile dell’Anatomia patologica dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII, avviava le prime indagini sui Covid, in obitorio. È sceso all’inferno con i suoi per un’impresa eroica. Ha studiato un centinaio di cadaveri, descrivendo quei fenomeni trombotici nelle arterie dei polmoni che hanno poi permesso ai clinici di fermare la strage. Anticoagulanti e antinfiammatori (eparina e cortisone) somministrati al momento giusto alle dosi ottimali, hanno invertito le sorti della guerra. Gianatti era sulla linea del Piave. Oggi gli sviluppi dell’indagine sono seguiti con interesse in tutto il mondo, l’Italia ha fatto scuola.

Dottor Gianatti, finiti i nuovi arrivi in terapia intensiva?
“Effettivamente i riscontri diagnostici legati alla pandemia sono in esaurimento. Gli ultimi decessi si riferiscono a una coda di lungodegenti della rianimazione”.

Che cosa ha potuto osservare finora?
“L’organo maggiormente coinvolto è il polmone, proprio perché il virus, per caratteristiche biologiche sue proprie, restituisce dati istologici di alterazione cui corrispondono i quadri di insufficienza respiratoria acuta, frequente causa del decesso. Oltre ai polmoni il virus si accanisce sul cuore, nei soggetti cardiopatici. La tendenza alla tromboembolia è stata documentata da grosse ostruzioni dell’arteria polmonare, piccole occlusioni disseminate in vene e arterie periferiche. Questo virus colpisce anche fegato e rene, in maniera meno rilevante. Come causa di morte nei Covid abbiamo trovato trombi estesi anche a livello della sezione destra del cuore”.

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