Coronavirus, una telefonata alla residenza papale a Casa Santa Marta: così il premier Conte ha «disarmato» la Cei

di Massimo Franco

Coronavirus, una telefonata alla residenza papale a Casa Santa Marta: così il premier Conte ha «disarmato» la Cei

Viene sempre più da chiedersi se lo scontro sia davvero tra il governo, e il Vaticano e i vescovi italiani; oppure se la dialettica a volte aspra con Palazzo Chigi non rifletta le contraddizioni e la strategia ondivaga di una Chiesa cattolica disorientata fin dall’inizio della pandemia; e alla ricerca di una linea chiara al proprio interno. Il tema è delicato, perché comporta un’analisi dei rapporti tra Francesco e la Cei. E induce a pensare che alcune posizioni dell’episcopato siano nate dallo sforzo di interpretare il più fedelmente possibile le intenzioni del Pontefice: tranne poi essere corrette o perfino smentite nello spazio di poche ore. Anche se ieri sera, da fonti accreditate, è circolata la voce secondo la quale lunedì, poche ore dopo la dura presa di posizione della Conferenza episcopale contro le misure del governo nella fase 2, ci sarebbe stato una telefonata tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e Casa Santa Marta, residenza papale dentro il Vaticano.

«Un protocollo per svolgere le messe in sicurezza»,

Da lì sarebbero nate l’ipotesi di «un protocollo per svolgere le messe in sicurezza», all’aperto, dall’11 maggio; e la presa di posizione di Francesco che ieri mattina, poco prima della messa a Santa Marta, ha scolpito poche parole suonate come appoggio al governo e frenata, se non sconfessione, delle critiche della Cei. «Preghiamo il Signore», ha detto, « perché dia al suo popolo, a tutti noi, la grazia della prudenza e dell’obbedienza alle disposizioni perché la pandemia non torni». Parole di grande responsabilità, accolte tuttavia con una punta di imbarazzo e di sorpresa ai vertici della Chiesa italiana. Ma non è la prima volta che succede. Già a metà marzo, quando il cardinale vicario di Roma, Angelo De Donatis, aveva deciso dopo essersi consultato con il Papa di chiudere le chiese romane. Neanche un giorno dopo, quella decisione era stata disdetta da Francesco, che aveva spinto De Donatis a emanare un nuovo decreto, opposto al primo.

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