Colao: “Serve una rapida adozione della app per il tracciamento dei contatti”

di JAIME D’ALESSANDRO

ROMA – E’ stato detto a più riprese: la app Immuni, creata per tracciare la prossimità fra cittadini poi risultati positivi e isolare così le infezioni sul nascere, è solo uno degli strumenti che ci porteranno alla fase due. Ma è un tassello importante perché, se venisse scaricata volontariamente da almeno il 60 per cento della popolazione, permetterebbe di combattere la pandemia senza chiudere di nuovo il Paese.

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La battaglia segreta sull’app Immuni che ritarda la Fase 2

Peccato che della app, prevista a inizio maggio, si siano perse le tracce. Vittorio Colao, a capo della task force governativa sulla ripartenza, prova ora a forzare la mano e chiede una “rapida adozione della tecnologia per il contact tracing” nel primo rapporto consegnato nei giorni scorsi alla Presidenza del Consiglio.

Fa parte dei cinque ingredienti essenziali per far ripartire l’Italia: test per ricostruire le infezioni passate e tamponi per avere la fotografia istantanea dell’epidemia, mascherine per proteggersi e proteggere gli altri, app per tracciare i contatti di chi risulta positivo e scongiurare la comparsa di eventuali focolai, cure a domicilio.

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