Coronavirus, perché colpisce poco i bambini (e con forme lievi)

di Cristina Marrone

Coronavirus, perché colpisce poco i bambini (e con forme lievi)

I contagi da coronavirus aumentano di giorno in giorno in Italia ed ora è arrivata la notizia dei primi bambini positivi al virus: una bimba italiana di 4 anni di Castiglione d’Adda, epicentro del focolaio in Lombardia, altri due di 10 e 15 anni e poi una bambina di 8 anni in Veneto, contagiata molto probabilmente dal primo paziente di Limena. Tutti i pazienti minorenni stanno bene o presentano leggeri sintomi. Ora ci si chiede quanto a rischio siano i nostri figli. ( CONTAGI, CONSIGLI E PREVENZIONE: L’EPIDEMIA SPIEGATA DALLA SCIENZA) Tranquillizza il fatto che i virologi di tutto il mondo hanno dichiarato più volte che i bambini sembrano essere più resistenti alla malattia. Pochi i casi registrati in Cina, paese più colpito dall’epidemia, nessun decesso tra i più piccoli secondo gli studi epidemiologici . «Finora – conferma Alberto Villani, presidente della Società italiana di Pediatria – non c’è stato nessun decesso sotto i dieci anni e il virus avrebbe solo lo 0,2% di letalità tra i 10 e i 19 anni e resta stabile fino ai 39 anni. Ad oggi è stato segnalato solo un caso critico di un ragazzo di 15 anni».

Virus per fasce di età

La comunità scientifica non ha ancora trovato una risposta certa del perché i bambini sembrano maggiormente protetti, ma naturalmente questa è una bella notizia. «Esistono molti virus – spiega Villani – che sono molto aggressivi solo in alcune fasce di età. Pensiamo alla varicella ad esempio, che colpisce soprattutto i bambini ed è una malattia affrontabile mentre negli adulti diventa malattia importanti o alla bronchiolite che tocca i bambini nei primi mesi di vita. Non è dunque insolito che determinati virus attacchino per fasce di età».

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