Renzi, tanto rumore per nulla

Alla fine, l’atteso “discorso alla nazione” dalla terza Camera, annunciato come una “bomba” sul governo, si rivela un semplice fuoco d’artificio. Il solito Renzi. Perché, al netto di minacce, penultimatum, politicismo esasperato all’interno di una narrazione dove è assente l’Italia reale, con i suoi drammi e le sue urgenze, manca l’atto o, se preferite, la “pistola di Sarajevo” che determini l’incidente. E l’intera vicenda – l’attesa caricata ad arte, le cene notturne, la tensione permanente – si rivela per quella che è: una sorta di operazione di marketing di un leader ossessionato dalla perdita di consenso, impegnato a cercarlo sul terreno del logoramento al governo.

La sfiducia a Bonafede (un già detto) è annunciata entro Pasqua, se non cambia la legge sulla prescrizione, il che può significare entro Natale o, perché no, entro Capodanno visto che nessuno avrà fretta di calendarizzarla. Sulle intercettazioni Italia Viva voterà la fiducia domani, “sia pur per carità di patria”, ma comunque voterà. Il gioco del “se vuole ci cacci” è l’opposto di un adamantino “me ne vado”, chiaro e motivato, se davvero “così non si va avanti”. In definitiva anche il tentativo di aggancio della destra sul terreno delle riforme con la proposta del “sindaco d’Italia” è una mossa non riuscita. Perché in questo gioco di bluff sia Salvini sia la Meloni, i veri destinatari dell’appello, dicono di no, sia nella formula di un nuovo Nazareno sia nella formula di un governo per le riforme sul modello del “governo Maccanico” che, peraltro, non vide mai la luce. E non la vide perché, allora proprio come oggi, la destra puntava al voto, non ad allungare la legislatura.

Rating 3.00 out of 5

Pages: 1 2


No Comments so far.

Leave a Reply

Marquee Powered By Know How Media.