Clima, consumo di carne da dimezzare: che fine fa una filiera con milioni di addetti?

di Domenico Affinito e Milena Gabanelli

«Il danno ambientale al Pianeta è talmente grave da minacciare l’intero ecosistema e la salute delle persone, se non si intraprendono azioni urgenti». Questo è solo l’ultimo allarme lanciato dall’Onu nel 2019 con il sesto Global Environment Outlook. Colpa degli attuali modelli di produzione e consumo, che non sono più sostenibili: gli effetti li stiamo vedendo e toccando con mano. Qualcosa si sta muovendo nel settore energetico, nei micro tentativi di economia circolare, in una maggiore consapevolezza nei consumi. Ma non sono incisivi, perché il cambio di paradigma prevede la cancellazione o riduzione di interi settori, che se non accompagnati da una progettualità di transizione che garantisca l’occupazione, restano solo delle dichiarazioni d’intenti. Proviamo a focalizzarci sugli allevamenti intensivi, responsabili del 15% delle emissioni di gas serra riconducibili all’attività umana: anidride carbonica, metano, protossido di azoto. Vanno ridotti, ma di quanto? E qual è il punto di sostenibilità considerando anche l’aumento della popolazione mondiale?

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