Regionali 2020 – Emilia Romagna: la sfida tra benessere e paure

di Milena Gabanelli e Simona Ravizza

La Regione Rossa per definizione esiste ancora? Ha un bel dire il premier Giuseppe Conte («Il voto non decide il destino del governo nazionale»), ma la sfida per l’Emilia-Romagna tra Stefano Bonaccini (Pd) e Lucia Borgonzoni (Lega) è epocale, e fotografa una regione alla ricerca di una nuova identità. Il voto del 26 gennaio è il 39 esimo nella sua storia.

L’epoca d’oro

All’inizio si chiamava Pci, poi Pds, Ds, Ulivo, Pd. Per 68 anni il simbolo più votato in Emilia cambia nome ma non pelle. Tra il 1946 e il 2014 si svolgono 36 elezioni fra Politiche, Regionali ed Europee: per 24 volte il Partito supera il milione di voti con in media il 40% dei consensi; per le altre 12 è sempre primo con il 30% e risultati sopra gli 800 mila voti. Il distacco, prima sulla Dc e poi su Forza Italia, è di 18 punti. Un patrimonio che per la sinistra italiana, forma e sforna militanti e dirigenti. Da qui provengono un quarto degli iscritti nazionali al Partito e figure di spicco come Luciano Lama, Nilde Iotti e Pierluigi Bersani.

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