Sardine, la grande festa (e la paura): «Noi alternativi al sovranismo»

di Marco Imarisio

Sardine, la grande festa (e la paura): «Noi alternativi al sovranismo»

BOLOGNA — Quest’anno il Primo maggio è caduto il 19 gennaio. Non era Roma, ma Bologna, non era la Festa del lavoro ma quella delle Sardine. E si trattava pur sempre di un concertone, di un evento identitario, almeno trentamila persone, tanta gente che da tempo aspettava di tornare a sentirsi parte di qualcosa. «Siete la nostra scintilla» recitava uno striscione retto da una signora giunta da Trento. La città è la stessa di quel 14 novembre, quando tutto cominciò, con un flash mob organizzato da un gruppo di sconosciuti. Ma se allora fu un debutto, con tutta l’ingenuità e l’effetto dirompente che comportò, quello di ieri è stato un rito, una consacrazione da celebrare tra amici, tra gente che in qualche modo si riconosce, che non deve certo essere convinta nella scelta di campo. Esserci, anche come gesto di scaramanzia, perché le paure si esorcizzano meglio sentendosi moltitudine. E di paura tra il pubblico, ieri, ce n’era davvero tanta.

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