Conte vede Haftar, l’ira di Tripoli, poi voci e smentite su Sarraj rapito

Il dibattito è centrato sulla capacità di riuscire a riannodare i fili di un dialogo che ieri sera si è bruscamente interrotto. La possibilità che Haftar arrivasse a Roma per incontrare i vertici del governo era emersa qualche giorno fa, quando si valutava l’opportunità che la missione Ue guidata da Luigi Di Maio andasse in Libia. I vertici dell’Aise — l’Agenzia per la sicurezza all’estero — hanno trattato con il generale per sondare la sua disponibilità. Il via libera arriva ieri mattina, quando si scopre che Haftar sta arrivando in Italia per incontrare una delegazione Usa. Conferma anche Al Sarraj, in viaggio verso Bruxelles per incontrare l’Alto Rappresentante dell’Ue per gli Affari esteri Josep Borrell. E così la presidenza del Consiglio stabilisce il programma: ore 15.30 colloquio tra il premier e Haftar, ore 18.30 colloquio tra il premier e al Sarraj. Dovrebbe rimanere tutto segreto, ma alle 15 il corteo di Haftar arriva direttamente in piazza Colonna, in pieno centro. «Abbiamo messo il tappeto rosso», filtra dalla sede del governo. Il generale non si sottrae a fotografi e telecamere, poi entra a Palazzo Chigi. L’incontro con Conte dura tre ore, ma già prima della fine si scatena l’ira di al Sarraj. Alle 17.30 da Tripoli arriva la notizia che «il presidente non sarà a Roma. Dopo aver saputo della presenza del generale Haftar ha cambiato programma e ha deciso di non venire». Passa qualche minuto e da Bruxelles arriva la conferma. Visita annullata. La diplomazia assicura che Sarraj era stato informato del doppio incontro, si sparge la notizia che l’ira del presidente del governo di Tripoli sia stata scatenata dal fatto che il generale è stato ricevuto prima di lui. Una versione accreditata dall’incaricato di Mosca per la libia, Lev Dengov, rilanciata dal sito Russia Today, ritenuto vicino al Cremlino: «Sarraj non è andato a Roma perché la parte italiana non è riuscita a organizzare in modo corretto l’incontro. Molti punti non sono stati discussi con entrambe le parti».

Il «no» di Di Maio

In quegli stessi minuti Di Maio rifiuta di firmare la dichiarazione finale del vertice convocato al Cairo sulla Libia. Una mossa, spiegherà poi, «decisa perché bisogna essere moderati e non spaccare l’Unione Europea». Secondo il titolare della Farnesina «il documento esprime una dura posizione degli altri Paesi nei confronti della Turchia e di Sarraj». Poi aggiunge: «Borrell ha incontrato al Sarraj. Stiamo lavorando duramente, dobbiamo sentire tutti il peso delle nostre responsabilità. Il processo di Berlino non ci deve vedere sbilanciati da una sola parte, bensì in prima linea per il dialogo e la moderazione». Non basta per convincere il presidente libico a ripensarci: al Sarraj vola a Tripoli, l’Italia finisce sotto accusa.

Opposizione all’attacco

Da Palazzo Chigi filtra la convocazione per domani dei capigruppo di maggioranza e opposizione «per affrontare i dossier Libia e Iraq con i ministri degli Esteri e della Difesa». Ma le opposizioni si scatenano. Matteo Salvini definisce Conte «incapace e pericoloso», secondo gli esponenti di Forza Italia «il premier fa apparire tutta l’Italia inaffidabile, siamo al punto più basso». E in questo clima anche la riunione fissata tra 24 ore rischia di saltare perché — sottolineano alcuni deputati — «i ministri dovranno prima riferire in Parlamento».

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