Caso Ilva, chi prende il timone del Paese

di Paolo Mieli

Alla fine del Settecento gli operai tessili francesi quando venivano licenziati lanciavano, per vendetta, il loro zoccolo di legno (sabot) negli ingranaggi dei telai a vapore. Vennero per questo definiti «saboteur» e fu in quell’occasione che nacque il termine «sabotaggio». Da, allora, in particolare nel corso dei conflitti, si moltiplicarono i casi di agenti che, travestiti da manovali, cercavano alla maniera dei tessili del Settecento di danneggiare gli impianti. Impianti del nemico, beninteso. Durante la Seconda guerra mondiale attivisti di questo tipo divennero un incubo, soprattutto quelli nazisti all’opera negli Stati Uniti e ad essi nel 1942 Alfred Hitchcock — appena trasferitosi dall’Inghilterra a Hollywood — dedicò uno straordinario film, I sabotatori, che ben descriveva come anche l’alta società proteggesse coloro che provocavano incendi nell’industria americana degli armamenti. Qui in Italia è stato appena individuato un nuovo tipo di sabotatore (o mandante di sabotatori).

Si chiama Lakshmi Mittal, è indiano, ha poco meno di settant’anni, possiede acciaierie in sessanta Paesi e fattura circa ottanta miliardi di euro l’anno. Da tempo si è trasferito a Londra dove ha acquistato da Bernie Ecclestone quella che è stata definita la casa più lussuosa (e costosa) del mondo, nei giardini di Kensington. Mittal vive nel lusso: è finito nelle cronache mondane per aver speso tra i trenta e i settanta milioni di sterline per il matrimonio di ognuno dei suoi due figli. E altrettanto ha speso per quello di sua nipote Shristi (ma di quelle nozze non si è saputo molto di più dal momento che agli invitati era stato fatto firmare un accordo di riservatezza). Ha avuto molte grane giudiziarie, soprattutto in Francia ma i media inglesi non gli sono mai stati troppo ostili.

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