«Evasometro», con la manovra 2020 arriva il Grande Fratello fiscale (con anonimato)

di Federico Fubini

Anche le banche sono chiamate a fare la loro parte per aiutare il governo a chiudere i conti del 2020, con 1,6 miliardi messi a riduzione del deficit. Si tratta di un intervento sulla massa dei crediti d’imposta degli istituti, che nella sostanza ricorda da vicino un prestito forzoso a interessi zero imposto dallo Stato a proprio vantaggio. In teoria le banche potrebbero far valere per i prossimi dieci anni i crediti d’imposta legati a sgravi fiscali sulle perdite dovute a vecchi prestiti finiti in default. Di fatto è un loro patrimonio. Tuttavia, la Legge di bilancio stabilisce che 1,6 miliardi di questi crediti verso lo Stato non sono godibili nel 2020, ma in futuro. Il patrimonio delle banche resta intatto, anche se l’anno prossimo dovranno procurarsi quegli 1,6 miliardi altrove. Nella sostanza non c’è una copertura strutturale del deficit, perché il governo si limita a spostare al futuro il saldo di un debito che ha verso le banche. Ma il ricorso stesso a questa operazione – per il secondo anno di seguito – dà un’idea di come sia stato difficile per il ministero dell’Economia chiudere i conti fra le mille linee rosse dei partiti.

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