Crisi di governo, per Matteo Salvini si mette male: non sa più cosa fare. L’unica soluzione possibile

di Alessandro Giuli

Matteo Salvini sacrifica la Lega di governo e la sua poltrona da ministro per una scommessa identitaria che non potrà controllare: tutto è nelle mani di Nicola Zingaretti e della banda Grillo-Casaleggio, ai quali il presidente Sergio Mattarella ha concesso cinque giorni per convolare a nozze o precipitare verso un voto anticipato ormai abbastanza improbabile. Fino all’ultimo secondo utile, il titolare del Viminale ha cercato di giocare sul filo ambiguo di un doppio registro: le elezioni anticipate invocate come via maestra per uscire da una crisi annunciata da mesi, detonata all’improvviso ma subito avviticchiatasi sull’albero della sopravvivenza dei peones e dei maggiorenti grillini; oppure un nuovo tentativo gialloverde all’insegna del «tutto è perdonato o quasi», purché si passi dalla palude dei No pentastellati al mare aperto del Sì al ruolino di marcia riformatore del Carroccio.

Eppure Salvini è entrato e uscito dalle porte girevoli del Quirinale con in mano una tripla da totocalcio che contemplava anche la sconfitta in casa, ovvero quello che lui ha definito il «patto delle poltrone» tra il Partito democratico e il MoVimento Cinque stelle. Ed è appunto questa la soluzione più verosimile, per quanto incongrua e gravida d’ incognite possa apparire, con la quale il leader leghista dovrà misurarsi d’ ora in avanti. Un po’ come una squadra di calcio la cui qualificazione in Champions League – secondo alcuni si tratta invece di play off per non retrocedere in una serie cadetta – dipenda dall’ esito di una partita giocata da altre due squadre: tutto periclita e poco o nulla resta nelle disponibilità del Capitano.

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