Il Colle ai partiti: fate presto Pd e M5S, trattativa a ostacoli

I paletti del Pd

Ieri, il presidente ha visto, fra gli altri, i tre principali partiti: la Lega, il Pd e il Movimento 5 Stelle. Il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, ha posto 5 condizioni per la formazione di un governo, definendole non negoziabili: 1) scelta europeista; 2) pieno riconoscimento della democrazia rappresentativa; 3) politica per la sostenibilità ambientale; 4) una svolta con l’Europa nella gestione dei flussi migratori; 5) politica economica in chiave redistributiva. Obiettivi piuttosto vaghi poi sintetizzati da fonti del Pd in tre punti concreti: il no a votare il taglio dei parlamentari, caro ai 5 Stelle; l’impegno ad abrogare i decreti sicurezza; un preaccordo sulla manovra. Paletti che innervosivano i renziani, che sospettano che Zingaretti non stia sinceramente lavorando, come vorrebbero, per raggiungere l’intesa con Di Maio.

I due forni di Di Maio

Il quale, dopo l’incontro con Mattarella, di condizioni ne ha dettate addirittura dieci, mettendo al primo posto proprio il taglio dei parlamentari, riforma costituzionale cui manca l’ultima approvazione alla Camera. Il Pd finora ha votato contro, ma se la trattativa imboccherà il binario giusto, potrebbe dare il via libera al taglio se bilanciato da impegni sulla riforma della legge elettorale. Ciò che in realtà ha fatto salire la tensione è che Di Maio, ponendo le sue condizioni, non ha mai nominato il Pd, come se esse fossero quindi rivolte anche alla Lega nell’improbabile ipotesi di un ritorno all’alleanza con il Carroccio, per la quale lavora anche una minoranza del Movimento 5 Stelle. In questa situazione il Pd, sospettoso che Di Maio voglia continuare a praticare la politica dei «due forni», ha chiesto ai 5 Stelle un segnale esplicito che non sia così. Il segnale è arrivato ieri sera quando fonti del Movimento hanno negato contatti con la Lega. Poi l’assemblea dei pentastellati ha dato mandato ai vertici di trattare col Pd. Subito dopo Zingaretti ha detto che i 10 punti programmatici di Di Maio rappresentano «un quadro su cui si può sicuramente iniziare a lavorare». Inutile dire che l’ altro grande ostacolo al successo dell’operazione è l’individuazione del nome del prossimo presidente del Consiglio.

CORRIERE.IT

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