Salvini chiede a M5s l’argenteria di famiglia

Lo scalpo (dei Cinque stelle) o il voto. È questo il senso della giornata, tra le più irrituali, tese, sgrammaticate della storia recente, con una crisi minacciata a Camere chiuse e, praticamente, a vacanze iniziate. Che certifica che il governo, per come l’abbiamo conosciuto finora, non c’è più. Ecco, “qualcosa si è rotto”, dice Salvini nel suo comizio serale a Sabaudia attorno a cui ha costruito una suspense ai limiti del terrorismo psicologico. Dunque, o si cambia o la “parola torna agli italiani”.

VIDEO – Salvini: “Non dirò mai male di Di Maio e Conte ma…” 

Parliamoci chiaro: se il leader della Lega avesse voluto aprire la crisi, in modo unilaterale, avrebbe usato bel altri toni nel comizio serale, costruito con la scenografia della grandi occasioni, col ministro desnudo che, per una volta, si è incravattato, a sottolineare la solennità del momento, in una piazza stracolma dopo una giornata di attesa. E invece ha sapientemente alzato l’asticella della tensione al massimo, anzi al limite, ma senza mai portarla al punto di rottura: l’appello al popolo, l’annuncio di una specie di consultazioni per lunedì prossimo, il parlare del governo al passato ma senza mai dichiararne la fine… Tutto racconta di un’ultima, estrema drammatizzazione. Come lo racconta l’incontro pomeridiano con Conte a palazzo Chigi, in cui, con grande franchezza, Salvini chiede appunto lo scalpo, minacciando il voto: “Così non si va avanti, con i no a tutto. O facciamo autonomia, riforma della giustizia, flat tax, oppure da persone mature, ci salutiamo e amici come prima”.

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