Nessuno vuol far cadere il Governo

Ecco un metro dell’impazzimento collettivo. Basta avvicinarsi al capogruppo della Lega Massimiliano Romeo, sorridente, compiaciuto, perché sentirsi onnipotenti è un eccitante ineguagliabile: “Oh, ragazzi – dice parlottando coi suoi – qua c’è il panico. Guardate qua. Ho ricevuto 50 messaggi. Uno mi chiede se è vero che stiamo brigando per chiedere alle opposizioni di farle uscire e creare l’incidente. Altri mi chiedono se Salvini sale al Quirinale domani. Stanno tutti impazzendo”. Se la ride Romeo, perché sa che questo è l’effetto Salvini, l’onda sismica del Papeete che fa tremare i Palazzi, l’incertezza come strategia, il grande ballo che espone al pubblico ludibrio la nudità di un alleato debole e impaurito. È così, proprio così, fa davvero impressione. E qualcuno è autenticamente scandalizzato. Luigi Zanda, aria grave e riflessiva, ad esempio: ”È incredibile, governo e Parlamento appesi alla volontà di un uomo solo che sbeffeggia il paese da un lido balneare”.

Insomma, dicevamo, lo abbiamo capito come andrà a finire. Alla riunione del gruppo del Pd, qualcuno ci ha provato a cacciare gli attributi, ricordando che il primo compito dell’opposizione sarebbe quello di far cadere il governo. Zanda, Misiani, un po’ di senatori vicini al segretario hanno spiegato l’abc: “Noi diciamo che votiamo la nostra mozione e sulle altre sono affari vostri. Se fa lo stesso Forza Italia, passa quella dell’M5s e a quel punto o si apre la crisi o diciamo che Salvini è un buffone”.

Non fa una piega, peccato che il gruppo al Senato è ancora controllato dall’altro Matteo, il Matteo giusto o sbagliato a seconda dei punti di vista. Una raffica di interventi per dire che no, “dobbiamo bocciare la mozione no tav, perché è una questione identitaria, poi come lo spieghiamo”. Il problema è anche che nemmeno Forza Italia questa manovra la vuole fare, con mezzo gruppo terrorizzato dal voto. Ascoltate Licia Ronzulli, che parla fitto fitto con qualche collega, lontano da orecchie indiscrete (così spera): “Berlusconi lo ha detto, ‘fate di tutto per far cadere il governo’, ma la verità è che qui se la fanno tutti sotto. E sbagliano perché a noi converrebbe andare al voto subito”. Il ragionamento non fa una piega, perché adesso un po’ di potere contrattuale Berlusconi ce l’ha ancora, tra qualche mese chissà: la scissione, l’emorragia di gente, di voti, insomma il tempo rema contro. È la storia di una paura speculare, perché la manovra ha senso se la fanno tutte le opposizioni, numeri alla mano: “Se Forza Italia si astiene – dice Misiani – è un fatto nuovo di cui non possiamo non tenere conto. Alla fine ci siamo assestati su questa linea. Però non arrivano segnali”.

Ecco, allora accadrà che la mozione ‘no tav non passerà‘, passeranno quelle sulla tav, e la contraddizione del governo non precipita in un voto dell’Aula, come ci hanno detto, all’inizio di questo racconto, le due volpi democristiane. Accadrà che questa crisi di fatto, resterà extraparlamentare, perché a Salvini non basta vincere, e neanche stravincere. La sua drammaturgia prevede l’esposizione al paese della fragilità altrui. E quindi dirà che comunque un problema politico c’è, perché non è normale che un partito di governo voti contro la linea del premier sulla Tav: “Beh – dice Romeo – in un paese normale, ad esempio, il ministro delle Infrastrutture si dimetterebbe, tanto per dirne una, dopo il voto di domani. Comunque una riflessione andrà fatta, nell’ambito di questa fase due di cui parla Conte. O no?”. Avanti così: o obbedite o tutti a casa.

HUFFPOST

Rating 3.00 out of 5

Pages: 1 2


No Comments so far.

Leave a Reply

Marquee Powered By Know How Media.