Quando la Torino-Lione era l'”olocausto”. Il sussidiario degli inutili insulti grillini

Carmelo Caruso

Hanno bloccato i cantieri con tutti i mezzi, hanno minacciato di immolare il loro corpo, hanno promesso una nuova Resistenza.

Hanno scritto di tutto. In questi anni di battaglia per impedire il completamento della Torino-Lione, il M5s si è servito di ogni metafora per mostrificarla. A rileggere quanto dichiarato, in passato, dal sottosegretario, Vito Crimi, la sua vita sarebbe oggi in pericolo. Era il 3 giugno del 2015, Giuseppe Conte non aveva ancora deciso che la Tav è meglio farla, ma Crimi fece il grande giuramento: «Dovrete passare sul mio corpo!». Un anno prima, Beppe Grillo inquadrava la Tav in tutta la sua dimensione: «È una montagna di merda». Pochi oggi lo ricordano, ma, a causa della Tav, Beppe Grillo venne condannato il 3 marzo del 2014 per aver distrutto i sigilli del cantiere. Fu un momento così drammatico che il fondatore scelse di confidarlo agli attivisti: «Sono giorni terribili. C’è qualcuno che mi ferma e mi dice che ho ragione su tante cose, ma che la Tav serve al Paese. Spiego, sempre meno pazientemente, che non è una Tav, ma una Tac».

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