Tre idee sulla Cina (senza sottovalutarla)

di Beppe Severgnini

Tre idee sulla Cina  (senza sottovalutarla)

Rimango affascinato dalla quantità di sinologi sbocciata in queste ore. Non è una novità. Ricordo quando, nel 1989, sono rientrato da Pechino dove avevo seguito l’insurrezione di Tiananmen, e in un dibattito mi sono trovato con una signora considerata la massima autorità sulla Cina. Senza malizia, le ho chiesto quando c’era stata per l’ultima volta. Reazione stizzita: mancava dai tempi di Mao Tse-tung. A scanso di equivoci: non sono un esperto del Paese, anche perché non parlo la lingua (condizione minima, eppure siamo perseguitati da gente che ci spiega l’America senza poter capire un film in inglese). Sono stato però in Cina diverse volte — una decina? — e qualche idea me la sono fatta.

 La prima: i cinesi sono concreti e cerimoniosi. Una combinazione che non li indebolisce: anzi. L’attenzione per l’Italia ha ovvie motivazioni strategiche e geografiche. Se «la nuova via della seta» — espressione usata da Xi Jinping nel 2013, annunciando il progetto — fosse terminata in Danimarca, state tranquilli: oggi il presidente cinese sarebbe a Copenhagen. Ma Marco Polo è nostro, al capolinea marittimo ci sono Venezia e Trieste. I cinesi si nutrono di riso, storia e memoria. Il rispetto per l’Italia è genuino.

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