In Cina sono sicuri: “L’accordo con l’Italia è stato già chiuso”

Pasquale Napolitano

A poche ore dall’arrivo in Italia del presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping, le posizioni di Lega e M5s sull’intesa per la Via della Seta restano distanti.

Ieri il viceministro ai Trasporti leghista Edoardo Rixi, in un’intervista a Repubblica, ha fissato i paletti per un accordo: «Si può pensare con un accordo politico di vincolare dei porti a terminali di progetti fra Stati? Io dico proprio di no, perché poi è sempre il mercato a decidere. Voler procedere in modo diverso sarebbe una forzatura e finiremmo per irritare gli americani. Cerchiamo invece di costruire infrastrutture efficienti nel nostro Paese, consentendo così alla merce che arriva nei nostri porti di correre su tutte le reti europee. Genova può servire benissimo il Nord Europa, Trieste l’Est Europeo, fino ai Balcani e all’Ungheria». Il vicepremier dei Cinque stelle Luigi di Maio spinge, invece, per la firma, senza condizioni, del memorandum of understanding, l’intesa che dovrebbe essere sottoscritta la prossima settimana per far entrare ufficialmente l’Italia nel mastodontico progetto della Via della Seta cinese. Una spaccatura che per ora genera solo perplessità a Pechino. Ma il governo cinese considera l’accordo ormai incassato: «Ad oggi, in Cina non arrivano segnali che vanno in questa direzione. Al netto dello scontro politico, ma l’Italia è questa da 20 anni, non ci sono ragioni tali da mettere in discussione l’accordo Italia-Cina. E al momento non c’è alcun rischio di una cancellazione del viaggio in Italia di Xi Jinping» – spiega a Il Giornale Francesco Sisci (nel tondo), esperto sinologo.

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