Wall Street pesante su dazi e lavoro Usa. Borse fiacche, nuovo exploit Tim

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La guerra commerciale Usa-Cina e i dati in parte deludenti sul mercato del lavoro Usa che fa indietreggiare il dollaro hanno piegato i listini azionari europei che, guardando alla netta correzione di Wall Street, hanno chiuso tutti in rosso. Francoforte è stata la peggiore (-0,5% il Dax30), mentre Piazza Affari ha comunque limitato allo 0,26% la correzione dopo la brillante seduta di ieri: nell’intera settimana, fatta di solo quattro giorni per le festività pasquali, Milano ha comunque guadagnato nel complesso il 2,2%. Protagonista assoluta Telecom Italia: dopo il +5% circa di ieri, le azioni sono balzate di un altro 6,9% toccando i massimi da agosto 2017 grazie alla conferma dell’intenzione di Cdp di entrare nel capitale con una quota fino al 5%. Denaro sulle utility a cominciare da A2a e Snam (+1,2%) ma bene anche Italgas (+1%) che ha annunciato una acquisizione in Sardegna. Tra i bancari in luce Ubi (+0,9%) tornata ad allontanare ogni ipotesi di aggregazione con Mps. Per la banca senese nuovo balzo (+5,5%) grazie alla migliorata raccomandazione di Barclays e alla buona reazione degli investitori agli incontri con la comunità finanziaria londinese nel corso dei quali il management ha confermato il percorso di ristrutturazione previsto dal piano.
L’euro/dollaro è tornato a viaggiare verso 1,23 dopo il rapporto di marzo sul lavoro Usa, che ha evidenziato un incremento più moderato delle attese dei nuovi posti: il cambio si attesta a 1,2272. Petrolio in netto calo: il Wti a 62,37 dollari al barile (-1,9%), il Brent a 67,4 dollari al barile (-1,2%).

Usa, creati 103 nuovi posti a marzo. Disoccupazione resta a 4,1%

Dalla scorsa notte è tornata alta la tensione commerciale tra Usa e Cina, dopo che il presidente Donald Trump ha triplicato i dazi contro la Cina con ulteriori sanzioni per 100 miliardi di dollari sull’import di prodotti cinesi. Immediata la risposta del Paese asiatico che, pur dichiarando di non volere una guerra commerciale, ha detto di essere pronta a combattere.

A marzo, intanto, secondo il rapporto mensile del dipartimento del Lavoro Usa, le aziende americane hanno continuato ad assumere ma lo hanno fatto a un passo più lento delle stime. Negli Stati Uniti sono stati creati 103.000 posti di lavoro, mentre gli analisti attendevano un aumento di 178.000 unità. Il tasso di disoccupazione e’ rimasto al 4,1%, corrispondente al minimo da dicembre 2000, per il sesto mese di fila contro stime per un calo al 4%. I salari orari – attentamente monitorati perché indicano l’assenza o meno di pressioni inflative – sono saliti dello 0,3% (o di 0,08 dollari) su base mensile a 26,82 dollari, più del +0,2% atteso; su base annuale sono saliti del 2,7%, sopra il range tra 1,9 e 2,2% segnato dal 2012 in poi e oltre la media del 2% degli ultimi sei anni. E’ tuttavia dalla fine della recessione nel 2009 che l’incremento annuo non arriva al 3%. A gennaio i salari erano saliti del 2,9%, il balzo maggiore dal 2009, cosa che aveva fatto temere un’accelerazione dell’inflazione e dunque una Federal Reserve meno accomodante.

Male le auto e le materie prime, su le utilities

A pesare sui listini soprattutto le auto e le materie prime, mentre sono tornate salire le utilities (segui qui l’andamento dei settori). Anche Milano ha risentito risente dei cali dei titoli maggiormente esposti sugli Stati Uniti e sul dollaro. Hanno perso terreno Prysmian,Cnh Industrial, Tenaris e Buzzi Unicem.

Fca corregge. Per Moody’s spin-off Marelli negativo per profilo creditizio

In calo, ma più contenuto, anche Fiat Chrysler Automobiles che ieri era salita di quasi il 5% dopo l’annuncio dello scorporo di Magneti Marelli. Il prospettato scorporo – secondo Moody’s – è negativo sul fronte del profilo creditizio del gruppo, anche se non avrà un impatto sul rating di Fca: lo spin-off non permetterà più a Fca di avvantaggiarsi dei futuri ricavi di Magneti Marelli e i proventi dell’operazione non verranno usati direttamente per ridurre il debito di Fca. Lo scorporo, ricorda Moody’s, verrà fatto attraverso la distribuzione delle azioni di Magneti Marelli ai soci Fca con poi la quotazione alla Borsa di Milano. Per l’agenzia, l’annunciata separazione può essere considerata come un dividendo straordinario e per questo negativa per quanto riguarda il credito. Tuttavia, Moody’s valuta positivamente il fatto che al momento dello spin-off la liquidità di Fca potrebbe migliorare, dato che Magneti Marelli a quel punto avrà una sua indipendenza finanziaria.

Il dollaro corregge dopo lavoro Usa: cambio con euro riavvicina 1,23

Dopo aver tenuto per tutta la mattinata, nonostante il tema dazi, il dollaro sta correggendo rispetto alle principali divise (segui qui l’andamento del dollaro contro le principali valute e qui quello dell’euro) alla luce del deludente rapporto sul mercato del lavoro Usa. Il cambio euro/dollaro è tornato ad avvicinare 1,23. Trump ha dato mandato al Rappresentante per il commercio di mettere a punto dazi addizionali sull’import cinese per 100 miliardi di dollari che, uniti ai 50 miliardi già annunciati, porterebbe il totale dei dazi a 150 miliardi. «La cifra scelta da Trump probabilmente non è casuale – sottolineano gli analisti di Mps – se si considera che il totale dell’import cinese di prodotti Usa ammonta a 130 miliardi di dollari. Visto l’importo maggiore, il governo di Pechino non sarebbe in grado di lanciare una “controffensiva” di pari entità come avvenuto finora». La strategia di Trump al momento sembra sempre più chiara, ovvero forzare la mano il più possibile per portare Pechino ad un negoziato. Attesa oggi anche per i dati sul mercato del lavoro Usa.

Le minacce di Trump pesano sui prezzi del greggio

Dopo l’andamento laterale degli ultimi giorni registrato dalle quotazioni petrolifere, le rinnovate tensioni Usa-Cina stanno pesando oggi sui prezzi del petrolio (segui qui l’andamento di Brent e Wti in tempo reale). Per il Brent e il Wti si va verso la chiusura della peggiore settimana dall’inizio di marzo.

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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