Archive for the ‘Sanità’ Category

Niente vaccini per disabili e malati di cancro. La rabbia delle famiglie

domenica, Aprile 18th, 2021

GIACOMO GALEAZZI

ROMA. Da nord a sud bufera per i ritardi nelle vaccinazioni delle persone più fragili. «La disuguaglianza nell’accesso al vaccino è l’offesa più grave che si possa infliggere alle persone  vulnerabili», afferma don Aldo Buonaiuto, sacerdote di frontiera alla Comunità Giovanni XXIII. «I disabili hanno sofferto più di tutti i 15 mesi di pandemia, perciò metterli in sicurezza vaccinandoli è un dovere sociale», evidenzia Antonio Massacci, padre di un ragazzo affetto da un’epilessia farmacoresistente che gli impedisce di memorizzare ciò che apprende, impegnato in prima linea nell’Anffas, associazione delle famiglie dei disabili intellettivi.

Disparità tra regioni
La situazione è a macchia di leopardo sul territorio nazionale. I genitori dei bambini oncologici (Ageop) hanno lanciato un appello al  governatore dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini. «Non chiediamo di prevaricare nessuno, né di combattere l’avvilente guerra delle sfortune dove vince chi ne conta di più. Vogliamo solo ribadire, con tutta la forza di cui siamo capaci, che è necessario stabilire per i famigliari dei minori oncologici, e di tutti quelli in condizioni di grave fragilità, esclusi per età dalla possibilità vaccinale, un criterio e una modalità chiari, semplici ed uniformi, di accesso prioritario alla vaccinazione».

Odissea burocratica
Spiega Francesca Testoni, direttrice di Ageop Ricerca Onlus Odv (l’associazione che si occupa dei piccoli pazienti oncologici e dei loro nuclei familiari): «Alcune famiglie ci sono riuscite affrontando quella che ci è stata descritta come una vera odissea attraverso una burocrazia respingente, ma come Associazione di genitori non possiamo accettare che la maggioranza delle famiglie non riesca a far prevalere il proprio diritto, trasformandolo di fatto in un fortuito privilegio, anche se in situazioni di fragilità estrema. Siamo assolutamente consapevoli  che le priorità del piano vaccinale siano state pensate e volute per proteggere le persone che, se contagiate, rischiano la vita». E’ proprio questa consapevolezza infatti che «ci spinge a chiedere che ai famigliari delle bambine, dei bambini e degli adolescenti, affetti da cancro, sia proposta la vaccinazione al più presto per impedire che possano contagiare i propri figli ammalati, con esiti drammatici. La nostra richiesta è quindi formulata nel pieno rispetto e condivisione della logica che ha ispirato il piano vaccinale».
Senza uniformità
Per famigliari si intendono, quando ci sono, i fratelli di età superiore ai 16 anni, prosegue Testoni, che «per non rischiare di contagiare la famiglia sono costretti ad un totale isolamento forzato. La nostra richiesta non è limitata ai piccoli affetti da patologie oncoematologiche: la preoccupazione si estende a tutti i nuclei in cui vi sono minori di 16 anni con disabilità e malattie gravi o croniche. La vaccinazione dei loro caregivers costituisce una priorità così come quella degli over 16 disabili o fragili. In gioco ci sono le vite di tantissimi minori, inoltre non va trascurato il fatto che, qualora fossero contagiati i loro caregivers, ci si troverebbe a dover affrontare il problema sociosanitario del loro accudimento, oggi difficilmente affidabile ai nonni o ad altre figure di riferimento», Quindi, conclude Testoni, «siamo certi che sia possibile identificare una soluzione univoca, veloce ed efficace che sollevi ogni famiglia dall’onere di affrontare percorsi tortuosi e diversi per ottenere la sicurezza di non mettere a rischio la vita dei figli. Il nostro è un appello perché le istituzioni accolgano la nostra istanza e rassicurino le famiglie con una iniziativa tempestiva». 

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Sileri: “Le aperture sono irreversibili, gli ospedali non ne risentiranno”

domenica, Aprile 18th, 2021

Federico Capurso

ROMA. Si è sempre definito un «aperturista moderato», il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri. E adesso che molte attività si preparano a sollevare le saracinesche, non può che essere fiducioso: «Le riaperture sono irreversibili – assicura –, non dovremo più temere di dover chiudere. La campagna vaccinale avanza e guardiamo con ottimismo ai risultati ottenuti dai Paesi più avanti di noi, come Inghilterra e Israele».

Sileri, è la prima vera sconfitta dei rigoristi?
«Le riaperture erano previste per il 1 maggio, cambia poco anticiparle al 26 aprile. Non si può parlare di vittoria o di sconfitta di qualcuno. Serviranno attenzione e gradualità nell’allargare le maglie perché con aperture avventate, senza sufficienti controlli, rischiamo di fare passi indietro. Ma voglio ripeterlo: non torneremo più alle chiusure».

Come fa a esserne certo?
«Perché stiamo uscendo da questa ondata e non ce ne saranno altre che peseranno seriamente sulle ospedalizzazioni. L’incidenza dei contagi è sempre più bassa, caleranno i posti occupati nelle terapie intensive e inizieremo presto a vedere l’effetto dei vaccini sui ricoveri degli over 80. Per avere un calo del numero dei morti, invece, servirà almeno un altro mese».

Eppure, molti virologi e infettivologi dicono sia un rischio enorme aprire in questo momento…
«Il rischio è stato calcolato con buonsenso scientifico e la programmazione è basata sull’andamento dei numeri. Inghilterra e Israele si sono mosse con le nostre stesse tempistiche: perché non dovremmo vedere gli stessi risultati che loro hanno oggi? »

Ma qui c’è ancora un milione di over 80 non vaccinati e gli over 70 sono ancora più indietro. Non si mette in pericolo la campagna vaccinale?
«Non finiremo con il 100% degli over 80 immunizzati, ma una buona parte di questo milione mancante riceverà la sua dose entro fine mese, con una vaccinazione casa per casa per raggiungere gli anziani che hanno più difficoltà. Per gli over 70, invece, concluderemo il percorso nella prima metà di giugno, perché hanno ricevuto in gran parte AstraZeneca, che ha tempistiche più lunghe ma è abbastanza efficace già dalla prima dose. Le fasce più a rischio, quindi, saranno presto al sicuro dalle forme gravi di infezione».

Riparte anche il mondo della scuola, ma i governatori sono molto preoccupati.
«Potrà determinare un aumento dei contagi, certo. Arriverà un momento in cui avremo molti più contagi tra i giovanissimi e nei soggetti sotto i 55 anni, semplicemente perché non sono ancora vaccinati. Ma se i nostri anziani sono già protetti, il rischio è minimo».

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Vaccino Covid italiano, a che punto siamo? «Frenati dalla burocrazia, fino a 6 mesi per sbloccare i fondi»

mercoledì, Aprile 14th, 2021

di Margherita De Bac

A che punto siamo con lo sviluppo del vaccino anti-Covid «made in Italy»? I tempi — secondo ei ricercatori di ReiThera, l’azienda farmaceutica con sede a Castel Romano — escludono la possibilità di un utilizzo entro pochi mesi. «Arrivare primi non sempre è premiante. C’è spazio per tutti, soprattutto se contro il virus Sars-CoV-2 ci sarà bisogno di rinnovare la vaccinazione ogni anno», accetta la sfida Antonella Folgori, fondatrice di ReiThera assieme a Stefano Colloca. Si spera di concludere il viaggio entro il 2021, ma molte sono le tappe da percorrere.

I primi risultati della sperimentazione su ReiThera

Attualmente il preparato è in fase due della sperimentazione clinica sull’uomo presso una ventina di centri italiani. I volontari sono stati arruolati e sottoposti alle prime somministrazioni con risultati incoraggianti. Gloria Taliani, infettivologa della task force della Protezione Civile assegnata all’ospedale San Giuseppe Moscati di Avellino, è soddisfatta. «Gli inoculi sono cominciati circa 3 settimane fa su 80 persone divise in tre gruppi. Un gruppo riceve una dose intera, un secondo gruppo riceve due mezze dosi in due tempi, il terzo gruppo avrà il placebo». Ad Avellino il reclutamento è avvenuto attraverso annunci sulla stampa locale. Sono stati arruolati adulti sotto i 50 anni ma anche over 65. Secondo Taliani «i primi risultati sulla sicurezza sono buoni. È un vaccino promettente sotto il profilo di maneggevolezza e tollerabilità. Abbiamo osservato eventi avversi molto lievi. Per le prime analisi sui risultati complessivi ci vorranno tre mesi».

Come funziona

Il vaccino è costruito sul principio del vettore virale: una volta somministrato, simula il contatto con l’agente infettivo evocando una risposta del sistema immunitario simile a quella causata dall’infezione naturale, ma senza causare la malattia. Per trasferire il gene della proteina Spike nell’organismo (la Spike, utilizzata dal virus per attaccarsi alle cellule umane è il bersaglio di tutti i vaccini ora in produzione) si usa un adenovirus derivato dal gorilla.

I dati relativi ai più giovani

Lo studio va avanti in collaborazione con l’istituto Lazzaro Spallanzani, finanziato dal Miur e dalla Regione Lazio (8 milioni). Altri 81 sono i finanziamenti di Invitalia la società pubblica che è entrata al 27% nell’azionariato di ReiThera dove l’azionista di maggioranza è la svizzera Keires. La prima fase della sperimentazione del Grad-CoV-2, questo il nome in codice, si è in parte conclusa a fine novembre. «I primi risultati mostrano come nei soggetti più giovani il nostro candidato vaccino è ben tollerato e in grado di stimolare risposte immunitarie. Tale risultato ci consente di passare ai più anziani», ha dichiarato Folgori nel presentare i primi esiti della sperimentazione.

I perché dei «tempi lunghi»

Come mai il cammino della «creatura» di ReiThera non è rapido? Taliani non si stupisce: «Dipende dai meccanismi organizzativi e burocratici dell’Italia che sono molto farraginosi, non al passo con i tempi della ricerca. Assistiamo a improvvisi blocchi del progetto, incomprensibili. La maggior parte delle difficoltà derivano dal rilascio dei soldi stanziati. Prima che il denaro sia disponibile passano anche 6 mesi dalla richiesta». La società di Castel Romano ha una «capacità produttiva tale da garantire 5 milioni di dosi al mese», afferma Folgori. Ma la fase tre, quella su vasta scala, che coinvolgerà decine di migliaia di persone nei Paesi dove l’epidemia è diffusa, «non è stata ancora disegnata e verrà concordata con le agenzie regolatorie, l’italiana Aifa e l’europea Ema».

CORRIERE.IT

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Il vaccino AstraZeneca in Italia ora è «consigliato» agli over 60

giovedì, Aprile 8th, 2021

di Francesca Basso

L’ultima parola sull’uso «ottimale» del vaccino anti Covid di AstraZeneca spetta alle autorità nazionali. Lo ha detto l’Ema, l’Autorità europea per i medicinali, al termine dell’indagine approfondita sul siero anglo-svedese dopo i casi di trombosi che sono stati segnalati in diversi Paesi. E l’Italia ha deciso che sarà ora raccomandato per gli over 60, dopo esser stato consigliato per gli under 55 e poi esteso a tutte le classi di età. Il Comitato per la sicurezza (Prac) dell’Ema ha concluso che i «coaguli di sangue insoliti con piastrine basse dovrebbero essere elencati come effetti collaterali molto rari di Vaxzevria» (il nuovo nome del vaccino di AstraZeneca). Invece non sono state raccomandate misure specifiche di restrizioni al vaccino per ridurre il rischio. «La vaccinazione deve continuare», ha detto la direttrice esecutiva dell’Ema, Emer Cooke.

«Al momento non ci sono elementi per non considerare la somministrazione di AstraZeneca in chi ha ricevuto la prima dose di questo vaccino», ha spiegato il presidente del Cts Franco Locatelli, aggiungendo che «questo non è né il funerale né l’eutanasia del vaccino AstraZencea. È un vaccino efficace». «Su 600mila trattati con due dosi di AstraZeneca — ha poi aggiunto il Direttore dell’Aifa, Magrini — nessuno ha mostrato eventi trombotici». «A breve ci sarà una circolare con tutte le indicazioni, dobbiamo essere chiari e netti», ha detto il ministro della Salute Roberto Speranza. La circolare è infatti arrivata in tarda serata.

I ministri della Salute dei 27 Stati membri, nel video consiglio seguito al pronunciamento dell’Ema, non sono riusciti a mettersi d’accordo per un approccio coordinato all’uso di AstraZeneca, nonostante l’invito della commissaria Ue alla Salute, Stella Kyrialides, «a parlare con una sola voce per aumentare la fiducia del pubblico nelle vaccinazioni». Gli Stati membri si stanno muovendo in ordine sparso adottando restrizioni legate all’età: il Belgio ha limitato la somministrazione del vaccino AstraZeneca alle persone con età superiore a 55 anni, così come la Francia una settimana fa. E la Germania sta mantenendo l’indicazione di consigliare il vaccino anglo-svedese sopra i 60 anni. La Gran Bretagna, ormai fuori dalla Ue, ha sconsigliato l’uso negli under 30.

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Il percorso a ostacoli di AstraZeneca: dubbi e caratteristiche di un vaccino sempre sotto esame

lunedì, Aprile 5th, 2021

GIACOMO GALEAZZI

ROMA. Nel Regno Unito la campagna vaccinale condotta con AstraZeneca viene descritta come una «marcia trionfale» contro il Covid. Non così nel resto del Vecchio Continente fra ritardi e ripensamenti. L’Olanda, infatti,  torna a chiudere sul vaccino anglo-svedese. Mentre il primo ministro britannico Boris Johnson festeggia il traguardo dei 5 milioni di persone nel Regno Unito cui è già stata somministrata la seconda dose ed esorta chi è in attesa di concludere il trattamento farmacologico per l’immunizzazione di non indugiare dal ricevere la seconda dose appena ve ne si presenti la possibilità. Sono stati dimostrati dall’agenzia regolatoria del Regno Unito (Mhra) solo sette decessi a causa di coaguli di sangue dopo essere state vaccinate con AstraZeneca. In totale sono trenta i casi di eventi avversi riguardanti la coagulazione del sangue su oltre 18 milioni di somministrazioni dello stesso vaccino. Sono stati segnalati 22 casi di trombosi venosa cerebrale e altri otto casi di trombosi associati a mancanza di piastrine, su un totale di 18,1 milioni di dosi somministrate. I sette decessi rientrano nei 30 casi segnalati.

Negli Usa

Il governo degli Stati Uniti ha ordinato ad AstraZeneca di interrompere la produzione del vaccino contro il coronavirus nello stabilimento di Baltimora dove il mese scorso sono state prodotte dosi di vaccino che non hanno superato i controlli della qualità. «Gli Stati Uniti non avranno bisogno di AstraZeneca», sostiene il consigliere medico capo della Casa Bianca: «Abbiamo contratti sufficienti con altri produttori per vaccinare l’intera popolazione, e forse abbastanza dosi anche per i richiami in autunno». Nonostante l’attuale inutilizzo di AstraZeneca negli Usa per mancata approvazione, e le dichiarazioni dubitative su un possibile ricorso a questo vaccino nel prossimo futuro, gli Stati Uniti mantengono ancora il il blocco dell’export facendo ridurre gli approviggionamenti previsti per l’Europa.Nuovo stop

In Olanda invece, dopo la sospensione dell’uso di AstraZeneca per gli under 60, è stata deciso di interrompere temporaneamente la somministrazione del siero anglo svedese per tutte le età, per evitare uno spreco di dosi. Tra tra gli over 60 anni che finora erano gli unici a poter essere vaccinati rimanevano infatti soltanto 700 persone da immunizzare in tutto il Paese: solo poche dosi sarebbero cioè servite nei vari centri di inoculazione con il rischio di dover buttare quelle che sarebbero rimaste inutilizzate nelle fiale.
Sotto esame
Intanto all’Agenzia europea del farmaco (Ema) è allo studio il “tagliando” ai vaccini anti-Covid.per renderli efficaci contro le varianti. Pfizer, Moderna e AstraZeneca hanno già predisposto gli adeguamenti contro le mutazioni del Sars-Cov-2. Puntualizza alla Stampa.it il professor Roberto Cauda, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Malattie Infettive del Policlinico Gemelli: «Contro il Covid abbiamo disponibili vaccini prodotti sequenziando l’Rna e il Dna.

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Mascherine pericolose, maxi sequestro: hanno mandato i nostri medici a combattere a mani nude

mercoledì, Marzo 31st, 2021

Franco Bechis

Le aveva acquistate alla fine dell’estate scorsa l’ex commissario all’emergenza sanitaria, Domenico Arcuri. In tutto 250 milioni di mascherine ad altra protezione contro il virus destinate alle Asl italiane per la distribuzione a medici e infermieri che erano in prima linea. La maggiore parte di queste- 185 milioni di pezzi- è stata effettivamente distribuita a loro. Altri 65 milioni per fortuna stavano ancora nei depositi della struttura che oggi guida il successore di Arcuri, il generale Francesco Paolo Figliuolo. Sono state sequestrate in tutta Italia ieri dalla guardia di Finanza su ordine della procura della Repubblica di Gorizia. Per un motivo terribile: dovevano proteggere dal Covid 19 fra il 90 e il 95% chi le indossava. Invece la loro capacità filtrante era dieci volte inferiore: intorno al 9%.

L’inchiesta era nata grazie a un servizio di “Striscia la Notizia” in Friuli Venezia Giulia, dove si erano sollevati i primi dubbi sulle mascherine in dotazione ad alcuni ospedali. La procura aveva sequestrato ad inizio marzo in tutta quella Regione oltre 2 milioni di pezzi e agli esami di laboratorio erano risultati tutti fallati. Portavano però il timbro della protezione civile nazionale ed è venuto il dubbio che facessero parte di una partita diffusa anche in altre parti del territorio. I modelli oggetto del sequestro sono stati 12, quasi tutti di produzione cinese, e ieri la finanza è andata a perquisire anche gli uffici di Invitalia, dove ancora c’è Arcuri, per cercare tutti i contratti di quella partita di mascherine. Sono stati acquisiti anche i verbali del Comitato tecnico scientifico in cui veniva validato l’utilizzo di quei modelli di mascherine. E già da ieri è iniziata la raccolta dati su contagi e – Dio non voglia- decessi del personale sanitario nelle strutture dove quelle mascherine erano state distribuite e purtroppo anche utilizzate nella certezza della loro sicurezza. L’indagine avrà i suoi sviluppi- clamorosi o meno- e ne attenderemo i risultati.

Ma quel che è accaduto è di una gravità inaudita: lo Stato italiano ha mandato in prima linea quelli che chiamava “eroi”, che vorrebbe addirittura candidare al “Nobel per la pace”  non con le scarpe rotte come accadde con gli alpini nella campagna di Russia, ma con le mascherine – la loro armatura fondamentale – bucata, facendo rischiare la vita a chi più di ogni altro avrebbe dovuto proteggere.

Non c’è che sperare che si sia sbagliata la procura di Gorizia, che siano errati i controlli di laboratorio effettuati, perché non è sopportabile un’ombra di questa gravità sullo Stato italiano, sulle spalle dell’uomo che ha gestito per conto dello Stato italiano l’emergenza all’epoca, sul governo in carica a quell’epoca, quello guidato da Giuseppe Conte con ministro della Salute Roberto Speranza e ovviamente sugli “scienziati” che avrebbero validato l’utilizzo di quelle mascherine.

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AstraZeneca, vertice d’emergenza dell’Ema: «Ma per ora niente rischi». Su 17 milioni di vaccinati, 37 tra embolie e trombosi

lunedì, Marzo 15th, 2021

di Mauro Evangelisti

L’Ema, l’agenzia europea per il farmaco, oggi analizzerà i dati sulle reazioni anomale collegate alla somministrazione del vaccino AstraZeneca, insieme a tutti i responsabili degli enti di vigilanza dei paesi membri. Ieri l’Irlanda si è aggiunta a Norvegia, Danimarca e Islanda, e ha cautelativamente sospeso le vaccinazioni con il preparato di AstraZeneca dopo le segnalazioni di casi di coaguli del sangue successivi alla vaccinazione, arrivati soprattutto da Oslo. In Italia, c’è stato il sequestro di un lotto, ma non la sospensione della vaccinazione, per i tre decessi in Sicilia oggetto di indagine; si è poi aggiunta la decisione di ieri del Piemonte che, dopo la morte di un insegnante di Biella che si era vaccinato con AstraZeneca (ma anche in questo caso sulle cause servono ulteriori approfondimenti), ha bloccato un singolo lotto. Oggi Ema deve verificare se gli eventi segnalati in Europa sono, numericamente, prevedibili visto che sono state vaccinate 17 milioni di persone o se al contrario è necessario intervenire.

SORVEGLIANZA

Per l’Italia al vertice con Ema parteciperà Aifa e il direttore generale, Nicola Magrini, osserva: «La nostra attività di sorveglianza si sviluppa su più livelli. Il primo è comprendere la potenziale correlazione tra la vaccinazione e un evento. Se i dubbi aumentano, se ci sono gruppi di casi analoghi, se ci sono riscontri con le autopsie, allora si può intervenire. Ma ad oggi non ci sono queste informazioni, ad esempio in Sicilia è la procura di Siracusa che ha disposto l’autopsia e anche il ritiro dell’intero lotto. Si è applicato un principio precauzionale, ma al momento nulla ci fa dire che, sia nei casi siciliani sia in quello di Biella, vi possa essere una correlazione tra i decessi e il vaccino». Oggi c’è il vertice europeo. «Esatto – replica Magrini – con l’Ema si verificheranno tutti i casi segnalati nel continente, servono numeri più solidi per ragionare. Per ora, con pochi riscontri si è fatto molto rumore».

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Vaccini, aumenta lo scetticismo. “Poca chiarezza sui possibili rischi”

domenica, Marzo 14th, 2021

di ANTONIO NOTO, direttore Noto Sondaggi

Le ultime notizie su alcune reazioni gravi successive al vaccino AstraZeneca hanno avuto un impatto negativo sull’opinione pubblica. Non certo sulla fiducia verso i vaccini in generale ma esclusivamente sull’aspetto di pericolosità del preparato del produttore di cui, anche in Italia oltre che all’estero, si sono ritirate alcune dosi. Insomma, lungi dal pensare che quanto accaduto abbia trasformato gli italiani in un popolo No-vax, è inevitabile però che gli eventi verificatisi in alcune persone dopo l’assunzione del vaccino abbiano inciso in misura maggiore sul fattore prudenza.

Infatti non è un caso che nei giorni scorsi, al di là dei risultati di questo sondaggio, molti dei prenotati per ricevere il tipo di profilassi sotto accusa abbiano deciso di non farsi inoculare la dose. Un dato su tutti emerge dall’analisi effettuata dall’Istituto Noto Sondaggi che chiarisce quale sia il clima di opinione creatosi nelle ultime ore: se nello scorso novembre la quota della popolazione che era sì disposta a vaccinarsi ma solo dopo aver verificato la reazione nelle altre persone era il 15%, oggi questa percentuale è aumentata al 21%, cioè un +6% di cittadini ’attendisti’ o ’dubbiosi’ rispetto a 4 mesi fa, quando la campagna vaccinale era ancora un miraggio. Nel frattempo però è rimasta invariata la parte della popolazione che ha già deciso di non vaccinarsi, oggi come a novembre è stabile al 30%.

Ciò che incute timore ai cittadini è anche il fatto che non viene percepita molta trasparenza sugli effetti collaterali dei vaccini: il 47% ha dichiarato di aver appreso solo negli ultimi giorni la possibilità del rischio per la propria salute derivante dal preparato vaccinale. Invece un ulteriore 37% ne era già consapevole. Ciò che è accaduto sembra avere inciso anche sul giudizio riguardante la politica dei vaccini. Infatti il 65% dei cittadini stima che il governo non riuscirà a mantenere la promessa che la maggioranza della popolazione sarà vaccinata entro luglio. In conseguenza di questo timore gli stessi italiani per il 57% sono pessimisti sulla possibilità che la prossima estate si possa liberamente viaggiare. Insomma per la popolazione le restrizioni continueranno ancora per molti mesi poiché il numero dei vaccinati sarà al di sotto delle attese. Al contempo, però il pericolo derivante da possibili gravi reazioni allergiche al vaccino AstraZeneca non è un elemento sufficiente per fermare la campagna vaccinale, il 71% dichiara che bisogna andare avanti, anche se il timore è aumentato.

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L’Aifa ritira in Italia un lotto del vaccino AstraZeneca dopo “eventi avversi gravi”

giovedì, Marzo 11th, 2021

L’Aifa ritira in Italia un lotto del vaccino AstraZeneca dopo “eventi avversi gravi”. 

E’ la stessa Agenzia del farmaco a segnalarlo in una comunicazione ufficiale: “A seguito della segnalazione di alcuni eventi avversi gravi, in concomitanza temporale con la somministrazione di dosi appartenenti al lotto ABV2856 del vaccino AstraZeneca anti COVID-19, AIFA ha deciso in via precauzionale di emettere un divieto di utilizzo di tale lotto su tutto il territorio nazionale e si riserva di prendere ulteriori provvedimenti, ove necessario, anche in stretto coordinamento con l’EMA, agenzia del farmaco europea”. 

L’agenzia specifica che “al momento non è stato stabilito alcun nesso di causalità tra la somministrazione del vaccino e tali eventi. AIFA sta effettuando tutte le verifiche del caso, acquisendo documentazioni cliniche in stretta collaborazione con i NAS e le autorità competenti.

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Lombardia rischia la zona rossa. Focolai, Rt e ospedali sotto stress: ecco perché

martedì, Marzo 9th, 2021

di Stefano Landi

La situazione è particolare. Perché se da un lato la Lombardia si è chiusa in un più rassicurantearancione rinforzatogiovedì scorso e quindi attende di vedere gli effetti dell’ennesima stretta all’andamento del contagio, venerdì il consueto monitoraggio della cabina di regia potrebbe portare a un nuovo cambio di fascia: sarebbe il 16esimo nei 5 mesi di semaforo a tre velocità. Ecco la fotografia di tutti gli elementi che porteranno alla decisione del ministero.

L’incidenza
Il governo ha stabilito come soglia di rischio i 250 casi proporzionati a 100 mila abitanti. Dato che mediamente la Lombardia ha superato negli ultimi giorni. Ma si riscontra una grande disomogeneità sul territorio, di una Regione grande con oltre 10 milioni di abitanti. L’incidenza regionale oggi è 313, in crescita dal 252 di venerdì scorso. Solo Brescia è a 580. Milano, Bergamo, Sondrio e Varese, Lodi le province ancora sotto quota 250. Commenta il presidente lombardo Attilio Fontana: «I numeri non stanno migliorando. Noi stiamo cercando di contenere con tutte le misure che abbiamo assunto».

I focolai
Sono stati alcuni focolai di variante inglese nel Bresciano a rialzare la curva epidemiologica. Quelli complessivamente rilevati nell’ultima settimana in Lombardia sono 2.844. Erano 2.422 in quella precedente. E 1640 in quella prima.

Gli Rt
L’ultimo Rt regionale rilevato dalla cabina di regia era 1,13 per contagi e 1,24 per ricoveri. Dovrebbe crescere perché riferito all’intervallo di settimana scorsa, dove i casi sono aumentati in maniera importante. A Milano, se si considera tutta la provincia, l’ultima rilevazione dice 1,28 sui contagi, per la prima volta da alcuni giorni leggermente sotto la media della settimana precedente. L’indice riferito alla sola città è a 1,26 (la media degli ultimi 14 giorni è 1,30). L’Rt ospedaliero invece è a 1,27. Secondo i parametri stabiliti dal Ministero, un Rt sopra l’1,25 sarebbe da fascia rossa, ma il dato andrebbe comunque letto in combinazione ad altri fattori.

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