Archive for the ‘Sanità’ Category

Speranza valuta Tso per chi è positivo al virus e rifiuta le cure

domenica, Luglio 5th, 2020

“Sto valutando con il mio ufficio legale l’ipotesi di trattamenti sanitari obbligatori nei casi in cui una persona deve curarsi e non lo fa”: lo ha riferito a Repubblica il ministro della Salute Roberto Speranza, parlando del caso dell’imprenditore veneto che ha rifiutato le cure ed è andato in giro pur essendo positivo al coronavirus.

“Ma attenzione”, ha aggiunto il ministro, “il mio giudizio su come si sono comportati gli italiani in questa crisi è positivo, senza questa sintonia di fondo tra le misure adottate e i comportamenti individuali noi non avremmo piegato la curva”.

Per Speranza “l’unico strumento che funziona e ha funzionato” resta “la persuasione” per “far capire a tutti che finché il virus sarà attivo dovremo rispettare le tre regole rimaste: mascherina, distanziamento fisico di almeno un metro senza assembramenti e rispetto delle regole igieniche a partire dal lavaggio delle mani”.

Rating 3.00 out of 5

Speranza: “Il vaccino lo paga lo Stato e verrà distribuito gratis prima alle classi più a rischio”

domenica, Giugno 14th, 2020

“I dati sono incoraggianti, la direzione giusta, ma finché il vaccino non sarà disponibile il rischio che il virus riparta va sempre considerato. Non finirò mai di raccomandare massima cautela”, ha detto Speranza nell’intervista al Corriere della Sera a proposito della possibile seconda ondata di contagi che potrebbe arrivare in autunno.

Sul rifare tutto, il ministro ammette, “non lo so sinceramente. Ci sarà modo di ragionare su tutto e lo farò con la massima serietà. Quel che è certo è che ho sempre agito avendo a cuore la salute e la vita delle persone”.

Rating 3.00 out of 5

Coronavirus, le consulenze d’oro di Roberto Burioni (e del suo socio Nicola Bedin)

sabato, Giugno 6th, 2020

di Emiliano Fittipaldi e Giovanni Tizian

Coronavirus, le consulenze d'oro di Roberto Burioni (e del suo socio Nicola Bedin)

La Fase 2 della pandemia da Coronavirus, per le aziende italiane, è affare complesso da gestire. Per i fatturati in picchiata e i business ancora boccheggianti, in primis. Ma anche per la gestione della sicurezza sul lavoro di operai e dipendenti e (in caso di ristoranti, bar e negozi) dei clienti. Fabbriche e uffici che stanno riaprendo hanno infatti bisogno per legge di rispettare decine di regole di igiene, direttive sul distanziamento e protocolli di vario tipo. Se non lo fanno rischiano multe salate, nuovi blocchi delle attività e della produzione, e – in caso di contagio – possibili cause civili.

Ecco perché, mentre ricercatori in mezzo mondo sono chini sui vetrini a cercare cure e vaccini, altri scienziati da qualche settimana offrono soluzioni per affrontare la riapertura. Organizzando attività di consulenza ad hoc. Obiettivo: vendere servizi anti-Covid a imprese e gruppi industriali interessati.

Leggendo le cronache, tra le varie iniziative spicca il progetto chiamato “Back on track”. «Un servizio di consulenza», si legge in una brochure informativa spedita a potenziali clienti, «realizzato da Lifenet Healthcare e dal professor Roberto Burioni». Il virologo del San Raffaele di Milano è ospite fisso di programmi tv, e non ha bisogno di presentazioni. Meno conosciuta è la Lifenet: una srl «focalizzata su attività ambulatoriali e ospedaliere» fondata nel 2018 da Nicola Bedin. Un brillante quarantenne con relazioni importanti che è stato per sette anni amministratore delegato proprio del San Raffaele, e che pochi giorni fa è stato designato a sorpresa come nuovo presidente di Snam.



Bedin e Burioni, partnership nata con l’arrivo del Covid 19, propongono da qualche settimana alle aziende italiane un pacchetto di «indicazioni e linee guida per riprendere l’attività aziendale in sicurezza rispetto al coronavirus». Gli affari di Lifenet  (controllata da Bedin attraverso un’altra società, la Invin srl, di cui possiede il 70 per cento delle quote) vanno a gonfie vele: nelle ultime settimane il gruppo ha firmato contratti da centinaia di migliaia di euro con aziende e marchi top.

Navigazione per la galleria fotografica

1 di 11 Immagine PrecedenteImmagine SuccessivaSlideshow

{}
Rating 3.00 out of 5

Sanità, Speranza e l’inchiesta di “Repubblica”: “Priorità è stata lotta al Covid, ora attenzione su altre patologie”

venerdì, Giugno 5th, 2020

Presente all’inaugurazione dell’Hub nazionale e regionale sulle terapie intensive all’ospedale Maggiore di Bologna il ministro della Salute Roberto Speranza, che insieme al governatore Stefano Bonaccini ha visitato i 34 nuovi posti letto di terapia intensiva realizzati in soli 40 giorni. Una rete ospedaliera Covid Intensive Care composta da 6 strutture (S.Orsola di Bologna, Ospedale Maggiore di Parma, Policlinico di Modena, Ospedale Civile di Baggiovara e Infermi di Rimini) sempre disponibili per i pazienti Covid.

Rating 3.00 out of 5

Corte dei Conti: “Aver privilegiato i grandi ospedali non ha protetto gli italiani”

domenica, Maggio 31st, 2020

La concentrazione delle cure nei grandi ospedali, verificatasi negli ultimi anni, e il conseguente impoverimento del sistema di assistenza sul territorio ha lasciato la popolazione italiana “senza protezioni adeguate” davanti all’emergenza Covid. Lo scrive la Corte dei Conti in un approfondimento sulla sanità nell’ultimo Rapporto sulla finanza pubblica, sottolineando che le strutture territoriali sono diventate sempre meno efficaci. 

La crisi, spiega la Corte, ha messo in luce anche, e soprattutto, i rischi insiti nel ritardo con cui ci si è mossi per rafforzare le strutture territoriali, a fronte del forte sforzo operato per il recupero di più elevati livelli di efficienza e di appropriatezza nell’utilizzo delle strutture di ricovero.

Rating 3.00 out of 5

Il vaccino funziona: da dicembre un miliardo di dosi l’anno

sabato, Maggio 30th, 2020

di Alessandra Cattoi  

Due mesi che valgono due anni, o forse di più. Sono passati sessanta giorni dall’avvio della sperimentazione clinica del vaccino contro il virus SARS-CoV-2 dell’azienda biothec americana Moderna e i primi risultati, resi pubblici il 18 maggio, sono stati definiti da tutti gli esperti molto promettenti. Innanzitutto il vaccino si è dimostrato sicuro, non comporta effetti collaterali ed è ben tollerato. Ma soprattutto i dati mostrano che le persone vaccinate hanno sviluppato livelli di anticorpi uguali o superiori a quelli misurati in soggetti infettati dal virus e successivamente guariti. Notizie tanto incoraggianti da fare sbilanciare anche Anthony Fauci, direttore del Niaid (National Institute of Allergy and Infectious Diseases) e capo della task force della Casa Bianca per l’emergenza coronavirus. Fauci si è detto «cautamente ottimista» rispetto all’efficacia del vaccino di Moderna «proprio perché» ha dichiarato alla Cnn, «i primi risultati hanno dimostrato la capacità di neutralizzare il virus con la somministrazione di dosi ragionevoli di vaccino, ed è lecito prevedere che se gli stessi livelli di anticorpi saranno confermati su un numero più ampio di persone, il vaccino potrà proteggere dall’infezione».

Alla frenetica corsa verso il vaccino per sconfiggere la piaga del 2020, partecipa anche Andrea Carfí, scienziato italiano, da dieci anni negli Usa e da due a capo del team sulle malattie infettive di Moderna.  Intervistato  dal sito dell’Espresso lo scorso marzo, era apparso ottimista fin dai primi giorni della prima fase di sperimentazione sull’uomo e, a quanto pare, i fatti oggi gli danno ragione.

«La cautela era e continua ad essere d’obbligo ma si, confermo che l’ottimismo era ben risposto», dice oggi Carfi all’Espresso. «Infatti, su tutti i 45 volontari sottoposti alla prima fase di sperimentazione, il vaccino è risultato sicuro, confermando i dati ottenuti in studi clinci di altri nostri vaccini. Abbiamo anche osservato la produzione di anticorpi in tutti i soggetti vaccinati e in otto di loro abbiamo dimostrato la presenza di anticorpi neutralizzanti, cioè in grado non solo di riconoscere il virus ma anche di bloccarlo evitando cosí l’infezione. Dopo la somministrazione del vaccino, i titoli di questi anticorpi appaiono paragonabili a quelli di persone infettate e poi guarite da infezione da SARS-CoV-2. Tra qualche settimana avremo i risultati definitivi di tutti i 45 volontari a cui è stato somministrato il vaccino mRNA. Nel frattempo continuiamo i test su modelli animali. Sappiamo già che i topi vaccinati con mRNA-1273 (il nome del vaccino di Moderna, ndr) hanno anticorpi che neutralizzano il virus e, più importante, sono protetti quando esposti al virus.

Rating 3.00 out of 5

Milano, 18enne con polmoni “bruciati” dal Covid-19: trapianto riuscito

venerdì, Maggio 29th, 2020

Sono stati trapiantati entrambi i polmoni a un 18enne ridotto in fin di vita dal coronavirus, Il Covid-19 gli aveva “bruciato” i due organi rendendoli incapaci di respirare in pochi giorni. L’intervento, il primo di questo tipo in Europa, è stato eseguito dai medici del Policlinico di Milano, sotto il coordinamento del Centro nazionale trapianti, con il Centro regionale trapianti e il Nord Italia transplant program.

E’ la prima volta in Europa per un’operazione di questo tipo: negli stessi giorni un intervento analogo anche in Austria. La pandemia aveva cambiato la vita al ragazzo: anche se Francesco, questo il suo nome, era giovane e perfettamente sano, il virus lo ha infettato e gli ha danneggiato irrimediabilmente i polmoni, “bruciando” ogni capacità di respirare normalmente.

La vicenda Il ragazzo nizia ad avere la febbre il 2 marzo e il 6 marzo vieneb ricoverato in terapia intensiva all’Ospedale San Raffaele di Milano. Due giorni dopo viene intubato e il 23 marzo viene collegato alla macchina Ecmo per la circolazione extracorporea. Ma ormai i suoi polmoni sono compromessi irrimediabilmente, e a metà aprile i medici del San Raffaele, confrontandosi con quelli del Policlinico, decidono di tentare di donargli polmoni nuovi. Una cosa mai provata finora, se non in pochi rari casi in Cina (e in un singolo caso a Vienna, eseguito pochi giorni dopo l’intervento di Milano effettuato il 18 maggio scorso).

Rating 3.00 out of 5

Coronavirus, problemi respiratori cronici per il 30% dei guariti

martedì, Maggio 26th, 2020

di Cristina Marrone

Dopo l’infezione da Covid-19 i polmoni sono a rischio per almeno 6 mesi ed il 30% dei guariti avrà problemi respiratori cronici. È il nuovo preoccupante scenario che arriva dal meeting della Società Italiana di Pneumologia. Gli esiti fibrotici, cioè la cicatrice lasciata sul polmone dalla malattia di Covid-19, possono comportare un danno respiratorio irreversibile e costituiranno una nuova emergenza sanitaria per cui bisognerà rinforzare le Pneumologie. Le conseguenze a lungo termine sono un rischio soprattutto per chi ha trascorso un lungo periodo in terapia intensiva. Quando l’infezione è superata, il ritorno alla vita «pre Covid» può essere un percorso tortuoso e non sempre scontato. Le conseguenze legate al prolungato allettamento, le patologie pregresse di cui spesso i pazienti che si sono aggravati soffrono rendono la riabilitazione motoria e respiratoria indispensabile

Difficoltà comuni

I pazienti più debilitati sono quelli che hanno trascorso più tempo in terapia intensiva, ma anche chi è rimasto ricoverato almeno due settimane nei reparti di malattie infettive o pneumologia ha quasi sempre bisogno di un periodo di riabilitazione. Intensità e durata della fisioterapia, in particolare respiratoria, dipendono dall’età e, in linea generale, da quanto è durato il ricovero. «Quello che ci preoccupa – aggiunge Marta Lazzeri, presidente dell’Associazione Riabilitatori dell’Insufficienza Respiratoria (ARIR) e fisioterapista all’ospedale Niguarda di Milano – sono le conseguenze a lungo termine per i pazienti più gravi, che hanno subito una polmonite importante, perché temiamo ci possa essere un’evoluzione in fibrosi polmonare, con cicatrici permanenti ai polmoni. Questa malattia ha ancora moltissime incognite. Chi è stato gravemente malato tornerà a una normale attività fisica? Recupererà l’attività lavorativa? La qualità della vita sarà influenzata a lungo o per sempre dalla malattia?».

Rating 3.00 out of 5

Coronavirus, “così è stato disinnescato”. Dalle autopsie la strada per la cura

martedì, Maggio 26th, 2020

di ALESSANDRO MALPELO

Bergamo, 26 maggio 2020 – Lo sfracello è finito. Quando la città di Bergamo era nell’occhio del ciclone Coronavirus un medico di Sondrio, Andrea Gianatti, 55 anni, laurea a Pavia, responsabile dell’Anatomia patologica dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII, avviava le prime indagini sui Covid, in obitorio. È sceso all’inferno con i suoi per un’impresa eroica. Ha studiato un centinaio di cadaveri, descrivendo quei fenomeni trombotici nelle arterie dei polmoni che hanno poi permesso ai clinici di fermare la strage. Anticoagulanti e antinfiammatori (eparina e cortisone) somministrati al momento giusto alle dosi ottimali, hanno invertito le sorti della guerra. Gianatti era sulla linea del Piave. Oggi gli sviluppi dell’indagine sono seguiti con interesse in tutto il mondo, l’Italia ha fatto scuola.

Dottor Gianatti, finiti i nuovi arrivi in terapia intensiva?
“Effettivamente i riscontri diagnostici legati alla pandemia sono in esaurimento. Gli ultimi decessi si riferiscono a una coda di lungodegenti della rianimazione”.

Che cosa ha potuto osservare finora?
“L’organo maggiormente coinvolto è il polmone, proprio perché il virus, per caratteristiche biologiche sue proprie, restituisce dati istologici di alterazione cui corrispondono i quadri di insufficienza respiratoria acuta, frequente causa del decesso. Oltre ai polmoni il virus si accanisce sul cuore, nei soggetti cardiopatici. La tendenza alla tromboembolia è stata documentata da grosse ostruzioni dell’arteria polmonare, piccole occlusioni disseminate in vene e arterie periferiche. Questo virus colpisce anche fegato e rene, in maniera meno rilevante. Come causa di morte nei Covid abbiamo trovato trombi estesi anche a livello della sezione destra del cuore”.

Rating 3.00 out of 5

Coronavirus, pochi tamponi: ecco le ragioni mai spiegate

lunedì, Maggio 25th, 2020

di Milena Gabanelli e Simona Ravizza

È chiaro a tutti da tempo: lo ha detto l’Oms, lo ha dimostrato sul campo la Corea del Sud, lo ha appena ricordato il premier Conte in Parlamento: «Per contenere il Covid-19 bisogna testare, tracciare e trattare». Adesso che usciamo di casa, è cruciale isolare subito i nuovi focolai, e quindi torniamo sempre là: al tampone (che serve anche abbinato al test sierologico positivo per verificare che l’infezione non sia più in atto). Funziona così: un bastoncino infilato nel naso, un altro nella faringe, messi in una provetta, e inviati al laboratorio di microbiologia per l’analisi. Da metà marzo a metà aprile questi kit scarseggiavano, ora non più. Eppure, nonostante gli oltre tre milioni di analisi molecolari effettuate, abbiamo capito che — tranne casi eccezionali come il Veneto — nelle Regioni dove il virus è più diffuso il loro numero non è sufficiente a completare un buon tracciamento. E questo ha ricadute anche sulla ripresa: ci sono ex contagiati, che stanno bene, ma attendono da quasi un mese di poter fare il tampone definitivo che consenta loro di uscire di casa e tornare a lavorare. Dove sta il problema?

Cosa c’è dietro alla mancanza di reagenti

Per capire perché il numero dei tamponi non decolla come dovrebbe, bisogna andare oltre le dichiarazioni politiche («mancano i reagenti») e vedere come funziona il processo di analisi, anche per evitare che il problema si riproponga in autunno, quando è possibile una nuova ondata dell’epidemia. Un laboratorio di microbiologia per far marciare bene questo carico di lavoro ha bisogno di personale e un modello organizzativo che funzioni 24 ore al giorno. Ma non basta, perché il meccanismo si inceppa sulla macchina che processa i tamponi.

Rating 3.00 out of 5
Marquee Powered By Know How Media.