Archive for the ‘Politica’ Category

Nessuno usi Falcone e Borsellino per attaccare la riforma Cartabia

sabato, Luglio 24th, 2021

Riccardo Mazzoni

«Falcone e Borsellino si saranno girati tre volte nella tomba a sentire questo tipo di riforma. Conoscendo l’integrità di questi grandi uomini morti in nome di un’idea, penso che non bisognava nemmeno avvicinarsi alla tomba, alla lapide di questi grandi uomini nel momento in cui si produce un sistema di norme che favorirà i faccendieri e i mafiosi». Parole definitive e musica da requiem della giustizia pronunciate in un’intervista dal procuratore Gratteri, il quale ha ovviamente tutto il diritto di esprimere i suoi dubbi sulla riforma Cartabia, ma farsi scudo di due simboli come Falcone e Borsellino, pretendendo di fornire un’interpretazione autentica del loro pensiero, significa trasformare quelle critiche in mera propaganda. Perché la loro concezione della giustizia è stata lontanissima dalla grancassa mediatica con cui il procuratore di Catanzaro ama accompagnare le sue inchieste, anzi le sue maxi-inchieste, compresa l’ultima, denominata «Rinascita Scott», ancora alla fase iniziale e i cui esiti sono tutti da definire, col rischio eventuale di finire come le precedenti, ossia con un ridimensionamento totale delle accuse e con un numero di condannati inversamente proporzionale al clamore suscitato. Come, per fare un solo esempio, quella dal suggestivo titolo «Marine», con 125 arrestati e sole otto condanne, di cui cinque per reati lievi.

La ministra Cartabia, finita nel mirino di alcune punte di diamante della magistratura, con la sponda scontata del Csm, per aver presentato una riforma che rimette in linea la giustizia col dettato costituzionale, forse dovrebbe regalare a Gratteri, come ha già fatto con l’ex ministro Bonafede, il libro che contiene la tesi di laurea di Falcone, che in tutta la sua carriera non smarrì mai la bussola del garantismo, anche quando nel 1983 fu chiamato a guidare il pool antimafia, il cui lavoro sarebbe approdato nel maxiprocesso alla mafia dell’87 che si concluse con 360 condanne, a dimostrazione della solidità dell’impianto accusatorio di un’inchiesta che per la prima volta riuscì a fare luce su un mondo di cui si conosceva l’esistenza, ma di cui non erano note la struttura, l’estensione, le ramificazioni e la dimensione internazionale. Falcone si pose per primo il problema della compatibilità delle maxi-inchieste con il processo di tipo accusatorio, avendo ben presente che il nuovo rito scoraggiava il ricorso ai maxiprocessi. Aveva insomma intuito che un uso eccessivo del reato associativo, come quello previsto dal 416 bis, «può generare fenomeni di abnorme gigantismo processuale e rischia di appiattire la valutazione delle responsabilità individuali».

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Draghi smonta l’asse gialloverde. L’accelerata per il semestre bianco

sabato, Luglio 24th, 2021

Pasquale Napolitano

Meno di un tempo (40 minuti appena) per chiudere la partita contro Lega e M5S. La doppietta del presidente del Consiglio Mario Draghi, nella conferenza stampa di giovedì sera, archivia i rigurgiti dell’era gialloverde. Un colpo a Matteo Salvini sul green pass, l’altro sulla Giustizia a Giuseppe Conte, leader in pectore del M5s. Risultato in cassaforte. Giovedì sera, poco dopo le 19, è ufficialmente iniziato il «semestre Draghi». Pancia a terra e pedalare: è questo il segnale che l’inquilino di Palazzo Chigi vuole lanciare a Lega e M5S. L’uno-due, «inaspettato», segna un cambio di passo per l’esecutivo. Basta distinguo e logoramenti. L’avvertimento, in vista dell’apertura del semestre bianco, arriva forte e chiaro alle orecchie di Salvini e Conte. Dal 3 agosto le Camere non potranno più essere sciolte per sei mesi, fino all’elezione del prossimo Capo dello Stato.

Draghi gioca d’anticipo e va all’attacco. Il timore che da settimane rimbalza tre le forze di maggioranza non cambia: l’inizio del semestre bianco, la certezza di non andare a elezioni anticipate, può far scattare il rompete le righe. La paura per Draghi è di finire nel Vietnam politico, tra posizionamenti e propaganda da parte di Lega, Pd e M5s. La trappola perfetta per condurre il governo su un binario morto. Uno scenario che spinge l’ex numero uno della Bce alle contromisure. Patti chiari e vita lunga al governo. L’asse gialloverde, Lega e Ms5, si è ricostituito nelle ultime settimane grazie alla lunga trattativa per l’introduzione dell’obbligo del green pass in Italia. Grillini e leghisti hanno giocato di sponda, provando ad alzare un muro contro una versione molto estensiva dell’utilizzo della certificazione verde. Draghi ha fatto di testa sua, senza cedere alla pressione gialloverde: via libera all’obbligo del green pass anche per bar e ristoranti. Demolito il fortino di Lega e Cinque stelle.

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Covid, sfida alla quarta ondata: il governo potrebbe imporre il Green Pass nelle classi, in uffici e fabbriche senza distanziamento

sabato, Luglio 24th, 2021

Fatto il “Green pass per lo svago” ora il governo pensa alle fase due, quella che dovrebbe renderlo obbligatorio anche per chi lavora, va a scuola, viaggia e si sposta in città con metro e bus. Dopo ferragosto dovrebbe essere il turno di navi, aerei e treni a lunga percorrenza, a settembre dei settori scuola e lavoro. Sull’obbligo vaccinale per i docenti «ne parleremo la prossima settimana, il Presidente del consiglio è stato molto chiaro», ha ricordato il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi.

Ma Draghi ha già detto che la riflessione riguarderà anche i trasporti, mentre sul «pass per lavorare», al di là delle prese di distanza d’obbligo gli sherpa di Confindustria, sindacato e ministero del Lavoro hanno iniziato a confrontarsi sotto traccia. Più che a un obbligo esteso a tutti si pensa una formula circoscritta, si fa per dire, ai luoghi di lavoro dove non è possibile il metro di distanziamento e a quelle attività che comportano un contatto stretto con il pubblico, come camerieri, negozianti, baristi e sportellisti, tanto per fare un esempio. L’obbligo per gli insegnanti scatterà se al 20 agosto non si sarà più che dimezzata la pattuglia di quei 222mila renitenti alla vaccinazione. Fermo restando che Figliuolo vuole immunizzare il 60% degli studenti tra i 12 e i 19 anni per riprendere le lezioni in presenza e sicurezza.

Più complicato imporre il green pass su metro bus e treni regionali per il via vai di passeggeri. Ma se a settembre il traguardo dell’immunità di gregge non fosse vicino finirà per essere obbligatorio anche nel trasporto pubblico locale. Che nell’Italia che riparte non può viaggiare ancora a metà capienza.

SCUOLA
L’obiettivo è arrivare al 60% di studenti con la prima dose

«Ora che c’è il green pass ora dobbiamo mettere la testa sulla scuola», dice il generale Figliuolo ai suoi il giorno dopo il varo del decreto anti-Delta. E prima di tutto chiede alle regioni di quantificare e comunicare le mancate adesioni alla campagna vaccinale entro il 20 agosto. Oltre che «conseguire la massima copertura vaccinale del personale scolastico», che per Figliuolo significa almeno un 93% coperto da prima dose. In caso contrario scatterà l’obbligo di vaccinazione. Che per come procedono al rallentatore le immunizzazioni tra il personale scolastico sembrerebbe scontato, visto che in una settimana i vaccinati con entrambe le dosi sono soltanto 11mila in più su un totale di 1 milione 153mila, mentre in 222 mila restano senza alcuna copertura vaccinale. Ma in realtà docenti e bidelli vaccinati potrebbero essere di più, perché come sospetta l’Istruzione alcuni di loro sono stati registrati per età e non come lavoratori della scuola. Se saranno i numeri reali sui docenti immunizzati a far decidere se introdurre o no l’obbligo, resta il problema dei ragazzi, che tra i 12 e i 19 anni in circa sette casi su dieci non hanno ricevuto nemmeno una dose. Figliuolo punta a vaccinarne il 60% prima del ritorno in classe. Se riuscirà nell’impresa non solo non ci sarà nessuno studente in Dad, ma quasi ovunque si potrà dire addio alla mascherina. Questo perché l’Istruzione darebbe indicazione a comporre le classi collocando nello stesso banco i vaccinati, distanziando di un metro solo chi non lo è. Sotto i 12 anni per ora niente vaccino, quindi per loro, come già indicato dal Cts, o si riesce a garantire il distanziamento in classe oppure si sta con la mascherina su. In attesa che arrivino le fiale formato baby.

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Se il presidente alza la voce

sabato, Luglio 24th, 2021

UGO MAGRI

Ma come, non doveva spegnere le candeline? Nel giorno dell’ottantesimo compleanno, Sergio Mattarella spiazza chi pensava di sublimarlo nel ruolo (politicamente innocuo) del «Nonno d’Italia», che tanto ancora potrebbe dare alla Repubblica se non fosse purtroppo anziano e alla vigilia del «semestre bianco», dunque incamminato verso un lungo addio. Proprio mentre lo sommergono i messaggi di auguri, e perfino la squadra olimpica glieli canta da Tokyo, il festeggiato interviene energicamente due volte. La prima di mattina per calmierare le tensioni sulla giustizia, rinviando un dibattito al Csm sulla riforma Cartabia che avrebbe versato altra benzina sul fuoco delle polemiche. Se ne discuta, certo, però in un clima sgombro da faziosità: così fa intendere il Capo dello Stato, deludendo chi vorrebbe trasformare l’organo di autogoverno delle toghe in un ariete contro il governo.

La seconda volta il presidente si fa sentire nel pomeriggio, chiarendo che mai più consentirà stravolgimenti tipo quello appena subito dal decreto «Sostegni-bis», dove il testo originale di ben 479 commi è quasi raddoppiato durante l’esame parlamentare perché i nostri eroi, deputati e senatori di qualunque colore, hanno fatto a gara nell’aggiungere voci di spesa che nulla c’entravano con il Covid ma semplicemente volevano attingere al fiume dei denari europei. Uno sconcio che nessuno ha impedito. Se i presidenti delle due Camere non vigileranno in futuro contro gli emendamenti «omnibus», e se lo stesso governo non alzerà barricate per impedire l’assalto alla diligenza, alla prima occasione Mattarella rifiuterà di metterci (oltre alla firma) la faccia: circostanza che potrebbe materializzarsi già con il «decreto Semplificazioni» su cui stanno scatenandosi i peggiori appetiti. Due segnali, insomma, lanciati nello stesso giorno. Per un Capo dello Stato considerato agli sgoccioli, davvero non c’è male.

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Salvini: «Draghi? Sono rimasto male. Io vaccinato per scelta, non voglio imporre nulla»

sabato, Luglio 24th, 2021

di Cesare Zapperi

Il leader della Lega: «Capisco chi si lamenta del lasciapassare. Non abbiamo i numeri per bloccare la decisione Ma eviteremo ulteriori obblighi inaccettabili»

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Segretario, com’è che ha fatto la prima dose di vaccino giusto dopo l’introduzione del Green pass da parte del governo? Temeva di non poter andare al Papeete?
«Ma no, non scherziamo, la vaccinazione era stata prenotata per tempo, mica si può decidere dalla sera alla mattina…» risponde il leader della Lega Matteo Salvini.

Lei era contrario al Green pass ma il consiglio dei ministri l’ha approvato.
«E resto contrario. Abbiamo cercato di limitare i danni che sarebbero derivati nel caso di applicazione estensiva (nei bar, sui treni, nei luoghi di lavoro). Avremmo tolto i diritti civili a 30 milioni di persone. Vedremo fra 15 giorni».

La contrarietà leghista non ha fermato Draghi.
«Il presidente ha fatto questa scelta d’intesa con Speranza. Noi avremmo agito diversamente. A differenza dei 5 Stelle che minacciano e poi non fanno nulla, noi se abbiamo qualcosa da dire lo diciamo a voce alta ma non mettiamo a rischio gli equilibri».

Draghi è stato molto duro con lei. Ci è rimasto male?
«Sono rimasto stupito negativamente. Ma non voglio commentare le sue parole».

Vi siete sentiti dopo quell’uscita?
«No, l’avevo sentito prima del Consiglio dei ministri e avevamo dialogato amabilmente su tante questioni. Se aveva qualche osservazione da muovermi poteva dirmelo al telefono e non attraverso una conferenza stampa».

Eppure, finora lei è stato il più «draghiano» della maggioranza.
«Mah. Un giorno Letta mi dà quasi dell’assassino perché ho detto che un cittadino di Voghera ha diritto di difendersi se viene aggredito. Il giorno dopo, pur non essendo un No Vax, mi vedo attribuite colpe che non ho. Anche basta, direi…».

Il vostro no al green pass non è stato considerato?
«Siamo stati gli unici ad opporsi in Consiglio dei ministri. Non abbiamo i numeri per bloccare la decisione. Abbiamo messo agli atti il nostro dissenso e adesso attendiamo di vedere come si evolverà la situazione».

Sulle sue pagine social molti sostenitori la accusano per non aver bloccato tutto.
«Capisco i tanti che si lamentano. A loro dico di avere fiducia, noi non cambieremo idea e ci batteremo sempre per tutelare la libertà di scelta e per evitare che vengano imposti obblighi (per esempio a scuola) inaccettabili».

A lei non piacerà il green pass, ma ieri è scattata la corsa alla vaccinazione. Forse è stata una mossa utile.
«Io sono per la libertà di scelta. Da vaccinato non voglio imporre niente a nessuno. Se tanti hanno deciso di sottoporsi alla vaccinazione sono contento per loro. Però, stiamo attenti alle controindicazioni».

A cosa si riferisce?
«Ho passato la giornata al telefono con imprenditori, ristoratori, responsabili di agenzie di viaggio preoccupati per il crollo delle prenotazioni. Anche le associazioni di categoria hanno lanciato l’allarme. Siamo sicuri che non stiamo facendo danni?».

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Salvini si vaccina: «Salute e libertà vanno insieme». Ira Meloni su Draghi: «Da lui parole di terrore»

venerdì, Luglio 23rd, 2021

di Francesca Del Boca e Alessandro Sala

La leader di FdI contro il premier che aveva definito gli appelli a non vaccinarsi come «invito a morire». Il capo della Lega posta invece una foto in cui sorride

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Giorgia Meloni la prende decisamente male e accusa Mario Draghi di diffondere «parole di terrore» sui vaccini, evocando uno scenario di privazione delle libertà. Matteo Salvini, che pure era il destinatario indiretto delle osservazioni del capo del governo — rispondendo ad un cronista a margine della presentazione del Green Pass il premier aveva spiegato che «gli appelli a non vaccinarsi sono un appello a morire» — ostenta invece un sorriso radioso mentre in una foto pubblicata sul suo profilo Facebook sorseggia un caffé al bar. Ma non un bar qualsiasi: la colazione del leader leghista oggi è avvenuta ad un tavolino del Vapore 1928, locale annesso alla Fabbrica del Vapore, uno dei principali hub vaccinali del centro di Milano, facilmente riconoscibile sullo sfondo. Sul tavolino, sotto la mascherina blu con l’effigie di Alberto da Giussano, un foglio stampato con in bella vista un Qr Code e la scritta Regione Lombardia. I cittadini lombardi notano subito la netta somiglianza con il certificato di avvenuta somministrazione di una dose di vaccino. Non è il Green Pass, ma un primo passo per ottenerlo.

«Siamo stupefatti»

Il suo staff inizialmente non conferma e non smentisce, trincerandosi dietro il fatto che si tratta dati sanitari sensibili. Ma le agenzie di stampa non hanno dubbi e battono la notizia. Del resto lo stesso Salvini, che aveva sempre lasciato intendere di volersi immunizzare, non ha fatto nulla per nascondere le tracce. Chi si attendeva una risposta dura al premier, insomma, probabilmente è rimasto deluso. Nel commento che accompagna la foto, il numero uno leghista si limita a scrivere che «Salute, lavoro e libertà devono stare insieme». Aggiunge che «a volte nei palazzi della politica combattiamo da soli, ma il sostegno di milioni di italiani ci regala forza e coraggio. Vi si vuole bene amici». Con tanto di smiley sorridente. La replica a Draghi resta affidata a non precisate fonti leghiste che attraverso l’Ansa fanno sapere che «non si è attenuata, con il passare delle ore, la sorpresa» per le «frasi molto dure». E ancora: «Per usare un eufemismo possiamo dire che siamo rimasti stupefatti». Oltre lo stupore, niente.

«Questa non è libertà»

Di ben altro tono il commento di Giorgia Meloni, sempre via Facebook: «I numeri sembrano non contare più. Nonostante i dati delle terapie intensive siano ampiamente sotto controllo, il Green pass è diventato il nuovo mantra da imporre».

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La sfida di Draghi agli intoccabili

venerdì, Luglio 23rd, 2021

Sarà perché non ha l’assillo del consenso. Sarà perché il suo governo, dopo il default dei partiti di fronte a una straordinaria emergenza, ha una forza derivante dal fatto che l’alternativa non c’è, perché l’alternativa sarebbe il fallimento del Paese. Sarà anche perché un uomo delle istituzioni sa che, non solo i governi, ma le democrazie muoiono di non decisioni, a maggior ragione se infettate dalla pandemia e dalla crisi della politica.

Sarà per una o per tutte queste ragioni, ma la conferenza stampa di Draghi oggi è il più straordinario esempio di “decisionismo antipopulista” che si sia visto da un po’ di tempo a questa parte. Che chiama in causa il concetto più politico, non tecnico, che esista: la responsabilità, intesa come capacità di scelte sulla base di una autonoma visione dell’interesse nazionale. È questo che lega il Green Pass alla riforma della giustizia da non procrastinare o stravolgere, l’appello agli italiani a vaccinarsi e la “fiducia” su un provvedimento divisivo come la riforma Cartabia, la presenza del ministro della Salute, così contestato da Salvini, alla sua sinistra e della Guardasigilli alla sua destra, così contestata dai Cinque stelle e da pezzi rilevanti della magistratura, la fermezza di un direttore d’orchestra in grado di armonizzare solisti anche stonati.

L’idea cioè che, a un certo punto si decide, e la mediazione può essere utile, necessaria, nella misura in cui è uno strumento per arrivare all’obiettivo, ma non una prassi che si autoalimenta producendo immobilismo. E si decide sulla base di ciò che è giusto, perché il primo provvedimento serve per coniugare Pil e salute, senza vanificare gli sforzi fatti, l’altro è un pezzo del contratto da onorare con l’Europa per ottenere i fondi del Recovery.

Mai si era visto un premier che, a domanda sulle parole di un leader della sua maggioranza (Salvini), che ammicca ai no vax, contesta il Green Pass, dispensa prescrizioni su chi si dovrebbe vaccinare e chi no, risponde, icasticamente: “L’appello a non vaccinarsi è un appello a morire sostanzialmente. Se non ti vaccini, ti ammali, muori. Oppure fai morire”. Proprio così, fissa un discrimine non di opportunità, ma inconfutabile come la differenza tra la vita e la morte. Parole dentro le quali c’è un giudizio definitivo sul cinico gioco, a favor di consenso, sulla salute delle persone. Tutto l’impianto dei provvedimenti messi in campo e di quelli che saranno affrontati nelle prossime settimane con la discussione del “lasciapassare” anche sui mezzi di trasporto e sul tema della vaccinazione dei docenti è una clamorosa sconfitta del salvinismo, che questa volta non ha neanche l’appiglio semantico per rivendicare i provvedimenti come propri, come quando il leader della Lega giocava intestandosi aperture che in verità erano più graduali e prudenti di come venivano dal medesimo presentate.

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Covid, Mario Draghi non si fida del green pass e pretende il tampone per la conferenza

venerdì, Luglio 23rd, 2021

Dario Martini

Mario Draghi obbliga tutti gli italiani ad avere il green pass se vogliono andare in pizzeria. Ma quando il gestore del locale diventa lui, le regole cambiano. Probabilmente il presidente del Consiglio non si fida tanto di questo strumento se per partecipare alle sue conferenze il certificato verde diventa carta straccia. Lo abbiamo scoperto ieri, quando abbiamo cercato di partecipare alla sua conferenza convocata proprio per illustrare le novità sul green pass. Nella nota diramata in mattinata, infatti, Palazzo Chigi informava che i 25 giornalisti ammessi alla sala polifunzionale della presidenza del Consiglio, per ascoltare le parole del capo del governo e dei ministri Speranza (Salute) e Cartabia (Giustizia), avrebbero potuto accedere solo «esibendo il referto di esito negativo del tampone antigenico rapido effettuato non oltre le 24 ore precedenti e con l’obbligo della mascherina Ffp2». Ovviamente, i costi del tampone sono a carico di chi intende partecipare. Tralasciando questo piccolo particolare, abbiamo subito pensato in un errore. Adesso che ogni vaccinato ha il green pass – ci siamo chiesti – come è possibile che non sia contemplato il suo utilizzo proprio nella conferenza che lo rende obbligatorio per tutti gli italiani che intendono avere una vita sociale? Fiduciosi che si fosse trattato solo di una svista, abbiamo chiamato la sala stampa di Palazzo Chigi. Purtroppo, le iscrizioni alla conferenza erano già chiuse. I posti liberi sono andati via in un lampo. Volevamo comunque sciogliere i nostri dubbi, anche per sapere come comportarci per partecipare alle prossime comunicazioni del presidente del Consiglio. Il responsabile è stato costretto ad ammettere che «per prendere parte a questa conferenza il green pass non basta, serve il tampone». «Probabilmente – ha aggiunto – verrà previsto per le prossime conferenze». Insomma, per Palazzo Chigi il lasciapassare verde non è sufficiente. Eppure Draghi, proprio nel corso della conferenza ha confermato l’importanza del certificato. «Il green pass non è un arbitrio – ha detto – è la condizione per tenere aperte le attività economiche». Non solo.

Il premier ha invitato «tutti gli italiani a vaccinarsi e a farlo subito, devono proteggere se stessi, le proprie famiglie». Perché se un miglioramento c’è stato «lo dobbiamo alla campagna vaccinale». Anche il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha insistito su questo punto, con il forte appello a «vaccinarsi, vaccinarsi, vaccinarsi, per metterci alle spalle la stagione che abbiamo vissuto». Il premier, poi, ha spiegato ancora che il green pass serve proprio «a dare serenità, non a toglierla».

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Draghi sulla giustizia: “Metteremo la fiducia. Ok a miglioramenti”

venerdì, Luglio 23rd, 2021

Federico Capurso

ROMA. L’apertura arrivata dalla Guardasigilli Marta Cartabia, ora disponibile a trovare un accordo sulla prescrizione, apre la strada a un accordo con i Cinque stelle che eviti scossoni al governo. «Da più voci è stata espressa preoccupazione che mi pare vada presa in considerazione seriamente», ha ammesso la ministra della Giustizia in conferenza stampa a palazzo Chigi. I maggiori timori, per Cartabia, convergono tutti «su un punto specifico», e cioè quello di evitare che di fronte alla lentezza atavica di alcune corti di appello, l’improcedibilità introdotta con la riforma «provochi un’interruzione di procedimenti importanti. Questa è una preoccupazione molto seria che anche il governo ha avuto fin dall’inizio ed è il terreno – sottolinea – su cui si stanno valutando questi accorgimento tecnici».

La possibilità di apportare «accorgimenti tecnici» è un passo in avanti decisivo, che permette a Mario Draghi di ottenere il voto favorevole dell’intero Consiglio dei ministri alla decisione di porre la fiducia sulla riforma della Giustizia, che arriverà in aula alla Camera tra una settimana. Con la fiducia si vuole «porre un punto fermo», sostiene in conferenza stampa Draghi, che poi si affida alla diplomazia: «Nessuno vuole sacche di impunità – dice rivolgendosi ai Cinque stelle – e c’è tutta la buona volontà ad accogliere emendamenti che siano di carattere tecnico e non stravolgano l’impianto della riforma». Via libera anche a quegli emendamenti, però, che arrivano «da altri partiti». Il passaggio è rischioso per la tenuta dell’esecutivo, a pochi giorni dall’apertura del semestre bianco, ma «si arriva a chiedere la fiducia quando si ha la certezza che certe differenze sono incolmabili», spiega il premier. «Per garantire un periodo minimo di permanenza delle riforme che facciamo bisogna che siano condivise, ma non con le minacce di una consultazione elettorale che si fanno le riforme». Condivisione sempre complicata, in una maggioranza così ampia, tanto è vero che adesso sono le forze di centrodestra a non prendere benissimo la decisione di tornare a sedersi al tavolo con i Cinque stelle, nonostante Draghi abbia offerto disponibilità a tutte le parti in gioco. In Forza Italia c’è qualche «perplessità», viene fatto sapere. E anche la Lega accoglie con «sorpresa» le parole del premier, visto che nel pomeriggio c’era stata una lunga e cordiale telefonata tra Draghi e Matteo Salvini, e il leader della Lega – fanno sapere dal Carroccio – aveva «garantito massimo sostegno alle riforme, a partire da Giustizia e Fisco». Insomma, la coperta è sempre corta.

«Un accordo però ancora non c’è», mette in evidenza chi sta gestendo il dossier per i Cinque stelle. Giuseppe Conte si mostra comunque «positivo» con i suoi, per i passi in avanti compiuti. Sta lavorando a una mediazione rimanendo in «contatto costante» con il premier e la Guardasigilli – fanno notare fonti parlamentari a lui vicine – sulla scia di quell’«approccio costruttivo» avviato lunedì nell’incontro con Draghi, con l’obiettivo di velocizzare i processi ed evitare il rischio che, con questa riforma, centinaia di migliaia di processi possano andare al macero. Forte anche dell’appoggio del Pd, che con il segretario Enrico Letta rinnova l’auspicio «che il testo venga migliorato rispetto a quello attuale» e che almeno la prima approvazione della riforma «avvenga prima pausa estiva».

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Gelmini: «Il Green pass serve per evitare un nuovo coprifuoco, le regioni rischiavano subito la zona gialla»

venerdì, Luglio 23rd, 2021

di Monica Guerzoni

La ministra per gli affari regionali e le autonomie: «Sulla necessità di vaccinarsi sono in disaccordo con Salvini. Ma l’asse con la Lega non si rompe e nessuno esce sconfitto»

Spronare i giovani a non vaccinarsi è «un appello a morire», Mario Draghi lo ha detto con durezza in conferenza stampa. E Mariastella Gelmini, responsabile degli Affari regionali, non la pensa diversamente dal premier.

Ministra, la imbarazza la posizione di Salvini?
«Penso che dovremmo aver fiducia nella scienza e vaccinarci tutti, compresi i giovani. Forza Italia ha ampiamente espresso la sua linea favorevole ai vaccini e al green pass».

Ministra, la imbarazza la posizione di Salvini?
«Penso che dovremmo aver fiducia nella scienza e vaccinarci tutti, compresi i giovani. Forza Italia ha ampiamente espresso la sua linea favorevole ai vaccini e al green pass».

Il leader della Lega ha anche affermato che il green pass «toglie diritto alla vita a 30 milioni di italiani». Condivide?
«No, non è così. Agli oltre 36 milioni di italiani che hanno ricevuto almeno una dose e quindi possono avere già il green pass vanno aggiunti i guariti. Se poi consideriamo che ci sono circa 7 milioni di bambini sotto i 12 anni, i numeri si riducono di molto. Il green pass serve a scongiurare nuove chiusure, a evitare il coprifuoco, ad aumentare la capienza all’aperto di stadi e impianti sportivi. E grazie al pass i vaccinati aumenteranno».

E chi non può o non vuole vaccinarsi?
«I tamponi saranno a prezzo calmierato per i giovani, per chi non può vaccinarsi. D’altronde la variante Delta imperversa e rischiamo grosso se le persone che ancora non l’hanno fatto non si convincono a vaccinarsi».

Salvini questa volta ha perso e si rompe l’asse FI-Lega sul Covid?
«Ma no, non si rompe niente e nessuno ha perso. La Lega ha sostenuto la ragionevolezza delle richieste delle regioni, che in buona parte sono state accolte. Al bar, nei servizi alla persona come parrucchieri ed estetisti, sui mezzi di trasporto non c’è bisogno di green pass. È un buon punto di mediazione anche quello raggiunto sui parametri. Non possiamo sottovalutare che senza questo decreto ci saremmo trovati con regioni di nuovo in giallo già da lunedì prossimo. E questo sì, in piena stagione turistica, sarebbe stato un problema enorme».

Lo scontro politico vi ha costretti ad allentare i nuovi parametri?
«Il governo ha accolto l’impostazione avanzata dalla conferenza, di non basarsi più solo sull’incidenza. È cambiato il quadro epidemiologico, i contagi sono per lo più tra i giovani e quindi si è passati alla combinazione dei tassi di occupazione in terapia intensiva e nei reparti ordinari. Le regioni chiedevano una percentuale più alta, i tecnici più bassa. Si è trovata una mediazione equilibrata. E l’estensione del green pass, come avevano richiesto le regioni, entrerà in vigore solo fra quindici giorni».

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