Ritorna l’Europa del “rigore”. In arrivo una stretta sui conti

Effettivamente bisognerà vedere se l’aggiustamento dell’eccesso di debito sarà flessibile oppure se si imporrà la correzione indipendentemente dal ciclo macroeconomico. Analogamente preoccupante è la valutazione della sostenibilità che rischia di diventare uno stigma sui mercati «pagato» a colpi di spread. L’Italia ha chiuso il 2022 con il deficit/Pil all’8%, non il migliore dei punti di partenza in vista di una nuova stagione di rigore sui conti. Un ritorno alle logiche dell’«austerità» non è nel novero delle possibilità e «messaggi simili non avrebbero alcun senso», ha sottolineato Gentiloni precisando che occorre «trovare un equilibrio tra il mantenimento della crescita e la riduzione del deficit». Non c’è via di sostanziale riduzione del debito e del deficit, ha proseguito, «se le nostre economie non si sviluppano» attraverso gli investimenti del Pnrr per la transizione ecologica e industriale. L’Italia ha dimostrato di saper correre, dopo la crisi Covid. E correndo si riducono anche il debito e il deficit, sebbene la Germania abbia spesso criticato questa tesi. Resta un dubbio: che ogni Paese legga in queste proposte di riforma quello che vuole leggervi. I Paesi ad alto debito coltivano la speranza che gli investimenti pubblici che non siano spesa corrente improduttiva saranno tollerati. I Paesi «frugali» hanno la certezza che la supervisione riformata non si risolverà in una trattativa bilaterale tra Bruxelles e le singole capitali in cui prevale la discrezionalità sulle regole. In ogni caso, Giorgia Meloni sembra aver trovato un alleato insospettabile: il premier olandese Mark Rutte, capo dei falchi. «Non sono preoccupato» dal debito italiano, ha detto ieri aggiungendo di essere «colpito da quello che l’Italia sta facendo nell’attuare le riforme e passo dopo passo le sta attuando».

IL GIORNALE

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