Enrico Letta: “Berlusconi vuole il Quirinale”

Luca Monticelli

ROMA. Con la riforma presidenziale del centrodestra, Sergio Mattarella dovrà dimettersi. Enrico Letta non ha dubbi sul significato delle parole di Silvio Berlusconi: «Ha detto chiaramente che se il centrodestra vincerà, Giorgia Meloni sarà il capo del governo e lui il capo dello Stato. Questo è il messaggio, non è soltanto “Mattarella te ne devi andare”». Il segretario del Pd, intervistato dal direttore de La Stampa, Massimo Giannini, per la trasmissione “30 minuti al Massimo” (qui la versione integrale), sostiene che la destra «vuole sfasciare la costituzione».

Nel corso dell’intervista, Letta torna sull’accusa rivolta a Giorgia Meloni – che tenta di «incipriarsi» per ripulire la sua immagine all’estero – e fa autocritica: «È stata una battuta infelice». I toni nei confronti di Carlo Calenda e Matteo Renzi restano alti: «Sono due persone abituate a fregare il prossimo», e su possibili ingerenze di Putin alle elezioni, il leader del Pd si dice molto preoccupato: «Bisogna alzare il livello di attenzione».

Segretario Letta, perché Berlusconi vuole le dimissioni di Mattarella?
«È un preavviso di sfratto. Andiamo alle elezioni perché la destra ha deciso di far cadere Draghi, e ora la campagna elettorale comincia con la destra che attacca il Quirinale».

Lei pensa che quella di Berlusconi sia un’autocandidatura al Colle?
«Sì, Berlusconi era il candidato del centrodestra al Quirinale a gennaio e quella candidatura si è fermata come sappiamo. Io penso sia un messaggio chiaro».

Non pensa che sia un danno per Giorgia Meloni?
«La destra al suo interno ha delle profonde contraddizioni che ha risolto con un patto di potere. Berlusconi e Salvini non essendo in grado di contrastare l’avanzata di Giorgia Meloni si sono arresi e hanno accettato di dire “chi prenderà più voti esprimerà il presidente del Consiglio”. Quanto accaduto oggi (ieri, ndr) spiega che sotto quell’intesa formale il problema politico è gigantesco».

E Meloni non può dire di no al presidenzialismo perché è nel programma di centrodestra.
«È uno dei cardini del loro programma, ora l’ha tirato fuori Berlusconi e se lo è intestato, ecco perché dico che per me è un’evidente autocandidatura».

Il sistema presidenziale è una minaccia per la nostra costituzione?
«Penso sia un errore introdurlo nel nostro Paese. Il messaggio della destra è l’uomo forte, semplificare tutto, tipico di Bolsonaro, Trump e Orban. Si vota una persona e poi si tolgono liturgie e orpelli. Questo è profondamente contrario allo spirito della nostra costituzione che ha al suo interno punti di riequilibrio fondamentali. E questa destra vuole sfasciare la costituzione».

Meloni ha preso le distanze dal fascismo, ma rimane il tema della fiamma nel simbolo e di un passato che non passa. Lo spettro del fascismo sarà uno dei punti della campagna elettorale?
«Meloni dovrebbe assolutamente togliere quella fiamma dal simbolo. Detto ciò, noi ci concentreremo sulle cose che hanno a che fare con la vita concreta dei cittadini».

Siete preoccupati di una deriva culturale-identitaria nostalgica qualora la destra andasse al governo?
«Esiste una fortissima preoccupazione da parte nostra che non è legata soltanto al passato, ma non vogliamo fare una campagna sulla parola fascismo, il problema sono i valori e il cuore che batte oggi in Fratelli d’Italia. L’Europa di Giorgia Meloni si basa su quattro interlocutori: Orban; il partito polacco al potere, Pis; Vox, il partito post franchista spagnolo; e Marine Le Pen».

Ha sostenuto che Meloni si è data un’incipriata per rifarsi l’immagine all’estero. È stata una battuta sessista.
«È stata una battuta infelice, ma parlando di corsa queste cose succedono, avrei potuto usare “maquillage” o qualunque altro termine che ha a che fare con il mascherare il voto. La sostanza resta».

Per i sondaggi, però, la destra sembra essere largamente in vantaggio. Lei pensa che, come disse Berlusconi a suo tempo, gli italiani che votano di là sono coglioni?
«I sondaggi hanno il 45% di persone che rispondono “non lo so, non ho ancora deciso”. Queste elezioni saranno molto partecipate, la posta in gioco è enorme. Puntiamo a convincere quella grande parte di italiani che ancora non ha deciso chi voterà».

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