Lavoro e pensioni, ecco gli aumenti

Paolo Baroni

ROMA. Il taglio del cuneo fiscale, per effetto del pressing dei sindacati, ma non solo, sale dall’1 all’1,2% a partire da questo mese (e sino a fine anno). Ai sindacati ancora non basta, come non basta al ministro del lavoro Andrea Orlando che ieri in Consiglio dei ministri ha insistito per fare di più. «Il taglio deve essere ben percepibile» ha sostenuto, puntando a rafforzare l’intervento in sede di conversione del decreto. Per raggiungere questo risultato, per aumentare le risorse a disposizione, la sua richiesta è di ricorrere alla tassazione sugli extraprofitti.

Secondo una simulazione fatta dalla Uil gli aumenti di salari e pensioni per effetto del nuovo decreto aiuti sono «irrilevanti». Il sindacato ieri ha diffuso una simulazione usando come base di calcolo per i salari la decontribuzione dell’1% per redditi sino a 35 mila euro lordi riportata testo entrato in Consiglio dei ministri per dimostrare che il «guadagno»per i lavoratori dipendenti va da un minino di 36,92 ad un massimo di 161,52 euro in sei mesi. Quanto alla rivalutazione del 2% delle pensioni questa produce da 31,46 a 154,16 euro in più in tre mesi.

L’aumento dall’1 all’1,2% della decontribuzione è giudicato dalla Uil «comunque insufficiente» perché, a seconda dei redditi, aggiungerebbe appena da 1 a 6 euro in più al mese. L’effetto sulle buste paga dei lavoratori, in particolare per quelli con lavori discontinui o retribuzioni più basse sarebbe abbastanza modesto: con un reddito annuo lordo pari a 8.000 euro il beneficio complessivo del taglio dell’1% sarebbe di 36,92 euro lordi per le mensilità percepite da luglio a dicembre, circa 6 euro lordi in più al mese.

Nella fascia di reddito medio dei lavoratori dipendenti del settore privato, pari a circa 20.111 euro annue, il beneficio per il secondo semestre 2022, sarebbe invece complessivamente di 92,82 euro lordi, 15,47 euro lordi mensili. A 30 mila si avrebbero 23,08 in più al mese e 138,46 nel semestre, mentre a 35 arriva a 26,92 in un mese e a 161,5 in sei.

Per le pensioni, l’anticipo parziale della rivalutazione pari al 2% (anche in questo caso con un tetto massimo di 35 mila euro lordi l’anno) determinerebbe invece un incremento medio degli assegni previdenziali di 19 euro lordi al mese, che diventano 57 nel trimestre a fronte di una media di 952 euro corrisposti dall’Inps. Un incremento, quindi, di circa 10 euro lordi al mese ogni 500 euro di pensione percepita. Con una pensione pari a 2 volte la minima (1.049 euro) si ottengono 20, 97 euro lordi al mese, a 3 volte la minima 31,46 euro, a 4 volte 41.95 euro e con una pensione pari a 5 volte la minima (2.622 euro lordi al mese) si ottiene un aumento di 51,39 euro in un mese e di 154.16 in tre mesi.

Rating 3.00 out of 5

Pages: 1 2


No Comments so far.

Leave a Reply

Marquee Powered By Know How Media.