Salvini e il vertice con la Lega spaccata. Giorgetti: se il problema sono io, lascio

di Cesare Zapperi

Tensioni tra governisti e «insofferenti». Il leader vuole risposte dall’esecutivo entro settembre

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La Lega è inquieta e sempre più agitata. Cerca di darlo a vedere il meno possibile, ma le distanze tra l’ala governista (rappresentata da ministri e governatori) e i parlamentari e gli esponenti di partito si stanno allargando. Anche se la versione ufficiale parla di un confronto pacato e costruttivo su temi concreti, all’insegna della compattezza e dell’unità di intenti, il vertice convocato ieri pomeriggio in via Bellerio da Matteo Salvini con tutto lo stato maggiore del partito (dai vicesegretari ai ministri ai capigruppo parlamentari) ha reso ancora più plastica la faglia che attraversa il Carroccio.

I leghisti di Camera e Senato sono sempre più insofferenti verso la maggioranza (specie dopo che Pd e M5S hanno rilanciato su ius scholae e cannabis) e lo stesso governo. Chiedono uno smarcamento, risposte ferme alle fughe in avanti altrui. Sono disposti a concedere ancora un po’ di tempo a Draghi, ma non troppo. Salvini, che si è complimentato con i governatori Luca Zaia e Massimiliano Fedriga risultati in vetta al gradimento degli italiani per Il Sole 24 ore, lo traduce così: «Mi avete chiesto di entrare al governo, lo abbiamo sostenuto finora e dobbiamo continuare a farlo per portare a casa le nostre battaglie su pensioni, taglio delle tasse, pace fiscale e autonomia differenziata. Se entro la fine dell’estate non avremo le risposte che aspettiamo decideremo». Un impegno con l’occhio rivolto al raduno di Pontida, previsto per il 18 settembre.

Per contro, i ministri non vedono ragioni per abbandonare l’esecutivo al suo destino. Giancarlo Giorgetti lo pensa da sempre. L’ingresso nel governo è stata una scelta senza ritorno. Il ministro lo ripete e di fronte alle contestazioni dell’altra ala sbotta: «Se il problema sono io mi tolgo subito di mezzo». E che il clima interno nei confronti di chi lavora per Palazzo Chigi non sia dei migliori lo conferma una frase pronunciata all’uscita dalla ministra Erika Stefani: «Il mandato dei ministri della Lega è in mano a Salvini, non ad altri. È lui che deciderà che cosa fare». E Giorgetti ha aggiunto, riferito ai capigruppo di Camera e Senato: «Io faccio parte del governo ma sono loro che decidono se io resto».

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