Renzi: «Salvini propone un governo dei leader? Ipotesi che ha senso. Sul Quirinale è saggio pensare a un patto»

di Maria Teresa Meli

Il leader di Italia viva: «È chiaro che Berlusconi non ha i numeri, se mi cercasse glielo direi a viso aperto, e dovrebbe farlo anche chi gli vuole bene, senza mandarlo a sbattere»

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«Io parlo con tutti. Vedremo se il centrodestra avanzerà formalmente una candidatura. Nel vertice di venerdì è emerso che il sogno quirinalizio di Berlusconi non ha i numeri. Che tristezza leggere di telefonate ai singoli parlamentari. Non ho la doppia morale tipica di certa sinistra: giudicavo ridicolo che Ciampolillo fosse chiamato da Conte un anno fa per sostenere il governo e giudico ridicolo che Ciampolillo venga chiamato oggi da Sgarbi per passargli Berlusconi. Questi show telefonici squalificano la politica sia quando lo fa Conte sia quando lo fa Berlusconi. Torniamo alla sana politica e troviamo un nome di prestigio per l’Italia, in patria e all’estero».

Lo ha detto a Berlusconi?
«No, non lo vedo da sette anni, da quando lui ha rotto con me perché abbiamo scelto Mattarella. Sette anni dopo non mi aspetto un “grazie” per tale scelta ma la rifarei. Berlusconi non mi ha chiamato; se mi cerca glielo dico a viso aperto e in faccia, come ho sempre fatto. E come feci quando a Palazzo Chigi tentai di convincerlo a sostenere Mattarella. Io non sono uno degli yesman che ha intorno: gli dico ciò che penso. E chi gli vuole bene deve dirgli la verità, non mandarlo a sbattere».

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Sembra che la politica ritenga che Draghi al governo per 14 mesi sia una garanzia maggiore per l’Italia di averlo per 7 anni al Colle. Non è singolare?
«Per avere Draghi ho pagato un prezzo personale altissimo ma ne valeva la pena. Giudico valide entrambe le ipotesi. Draghi a Chigi è una garanzia per il Paese nell’anno di legislatura che ci rimane. Draghi al Quirinale ha un ruolo meno impattante ma garantisce l’Italia, qui e all’estero, per sette anni. Sono entrambe buone soluzioni. L’importante è che nell’uno e nell’altro caso non si spieghi questa scelta come un commissariamento della politica. Draghi è arrivato a Palazzo Chigi quale frutto di una straordinaria battaglia politica. Se andrà al Quirinale dovrà esserci un accordo politico contestuale sul governo. Non ci possiamo permettere elezioni politiche nel 2022 e nemmeno un governo fotocopia senza il premier: il valore aggiunto di questo esecutivo è Draghi, non i singoli ministri».

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