Renzi: “Conte, un uomo senza coraggio che teme la prova del voto. Ora serve un polo di centro”

Carlo Bertini

Matteo Renzi, è stupito che Conte abbia declinato l’offerta del Pd?

«No, conoscendo la sua proverbiale mancanza di coraggio non ho mai avuto dubbi. È un uomo che vive di sondaggi ma che ha un terrore senza fine di misurarsi con i cittadini. Vive di like, ma teme il voto».

Beh, forse lo avete terrorizzato anche lei e Calenda. Ora, quale che sia il candidato dem, ne opporrete un altro, tipo Marco Bentivogli?

«Vedremo, speriamo torni il buon senso in casa Pd. Non devono rincorrere i grillini, ma fare politica».

A proposito di fare politica. Quando lei dice no ad alleanze con Conte e M5s, a molti fa venire in mente la famosa uscita di Arturo Parisi «meglio perdere che perdersi». Sbagliato?

«Bellissima frase. E in Parisi c’è una dignità della riflessione politica che nessuno degli adepti del cosiddetto Ulivo 2.0 minimamente conosce. Tuttavia non credo che perderemmo. Io dico no ad alleanze coi sovranisti e coi populisti perché penso che il popolo riformista otterrebbe un risultato decisivo per governare. Non da soli, certo. La stessa cosa del resto accade un po’ in tutta Europa. Il nostro modello è Macron, non la Le Pen o la Hidalgo per dirla in francese, insomma».

Va bene, ma se si dovessero fare accordi per i collegi con questa legge elettorale, non li farebbe con chi potrebbe vincere insieme a lei per perderli a favore delle destre?

«Forse con i Cinque stelle vinciamo qualche collegio, forse. Ma perde l’Italia. L’esperienza populista e quella sovranista hanno fallito. Noi lo diciamo da tempo. Piano piano se ne accorgeranno tutti».

E cosa dovrebbe fare il Pd? Attrezzarsi a perdere le elezioni puntando a rubare voti ai 5 stelle senza farci accordi?

«Il Pd dovrebbe provare a vincere le elezioni prendendo la guida del Polo riformista come abbiamo fatto nel 2014 ottenendo il 41%. Oggi mi pare che si stiano accontentando della metà di quei voti. E che stiano rincorrendo le stelle cadenti del grillismo. Loro vedono i sondaggi sulla popolarità di Conte e si emozionano: quando si voterà, vedremo quanto queste emozioni si trasformeranno in voti. La stessa scelta di tirar fuori la candidatura di Conte dimostra che sono confusi, ma ce ne eravamo già accorti sullo Zan».

Lei intanto sta organizzando un blocco di centro. Guarda alla partita del Colle oppure oltre?

«Sono due partite separate. Sul Colle io sono per dialogare da Meloni e Salvini, fino ai grillini dissidenti: l’arbitro si sceglie insieme. Alle elezioni questo polo riformista dovrà trovare rappresentanza. Il popolo del buon senso deve farsi polo politico. Non è facile, io darò una mano in spirito di squadra e di servizio».

Partiamo dal Colle: pronto a garantire che non farà patti con Lega, FdI e Berlusconi, senza Pd, 5s e Leu, su un candidato per il Quirinale?

«Ma su. A questo fantascenario non crede nessuno. Serve solo agli spin doctor del Pd per minacciarci una volta al giorno di buttarci fuori dalla coalizione. Ormai ci espellono una volta alla settimana. Ma il problema lo risolviamo alla radice: se imbarcano i grillini ce ne andiamo noi. Voglio vederli i militanti delle feste dell’Unità sostenere che la Taverna è più di sinistra della Bellanova».

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