Il senso di vergogna degli Umanisti No Vax

Piergiorgio Odifreddi

Il convegno dei No Green Pass che si terrà al Teatro Carignano prevede sul palco la presenza di un drappello di irriducibili intellettuali impegnati, che chiunque considererebbe come uomini di cultura: in particolare, i professori universitari Agamben, Cacciari e Mattei, oltre all’ex dirigente Rai e massmediologo Freccero.

Per dirla con il ministro Cingolani, tutti questi luminari conoscono perfettamente le date e i fatti delle Guerre Puniche, e sono ferrati in filosofia e diritto. Eppure, per loro come per tanti altri, un’ottima cultura umanistica si è rivelata inutile e insufficiente per l’interpretazione del mondo moderno, da un lato, e sta fornendo (volente o nolente) una copertura alle becere rivendicazioni dei No Vax e dei No Brain, che a loro volta vengono cavalcate dai partiti di destra, dall’altro. Da dove deriva questa oggettiva convergenza tra l’umanesimo e la destra, al di là della contingenza della pandemia? Dal fatto che in Italia sono ancora troppi coloro che credono di poter affrontare il presente e il futuro di un mondo tecnologico e in continua evoluzione continuando a (non) educare i giovani nella maniera che piaceva a Mussolini un secolo fa.

La famigerata riforma Gentile, che il duce presentò in parlamento nel 1923 definendola «la più fascista delle nostre riforme», fu infatti ideata da un filosofo idealista in un’epoca in cui la novità mediatica era la radio, e in cui l’ideologia dominante era la religione cattolica: non a caso, l’ateo Mussolini dovette venire a patti con il Vaticano, e impose l’insegnamento obbligatorio della religione nelle scuole riformate di ogni ordine e grado. La triplice alleanza tra fascismo, idealismo e cattolicesimo non poteva che produrre una scuola che era anacronistica già allora, ed è ormai giurassica ora. Una scuola in cui le materie umanistiche, che si preoccupano appunto di insegnare le Guerre Puniche e le lingue morte, venivano e vengono considerate come le uniche espressioni culturali, mentre le materie scientifiche erano e sono relegate al ruolo di “utili idiozie”. A scanso di equivoci, anche Benedetto Croce, che pure non era fascista e religioso, ma idealista purtroppo sì, la pensava allo stesso modo di Gentile e Mussolini, a questo proposito: le future classi dirigenti dovevano ricevere un’educazione classica, imparando il greco e il latino, e le future classi lavoratrici dovevano accontentarsi di un addestramento tecnico-scientifico, studiando materie utili ma non culturali, come la meccanica, l’elettromagnetismo o la chimica. Il risultato fu la scuola che abbiamo ancor oggi, visto che le successive timide riforme si sono preoccupate principalmente di sistemare i professori precari, o di insignire gli indirizzi più disparati dell’onorifico e inutile titolo di “liceo”, senza però mai rivedere alle radici l’impianto lasciatoci in eredità dal fascismo, ora di religione compresa. Eppure, basterebbe guardarsi attorno nel mondo, per accorgersi che la separazione delle materie umanistiche da quelle tecnico-scientifiche è un assurdo che fa male e non rende giustizia a nessuno dei due campi, e non fa che perpetuare l’atteggiamento di superiorità che i classicisti manifestano nei confronti della scienza e della tecnica.

Rating 3.00 out of 5

Pages: 1 2


No Comments so far.

Leave a Reply

Marquee Powered By Know How Media.