Un Paese al bivio

di Aldo Cazzullo

È il momento di scelta decisive contro il Covid: all’evidenza, le misure in vigore non bastano e l’unica via è rafforzarle, se vogliamo evitare l’obbligo vaccinale

Siamo al bivio. Da una parte, un inverno relativamente tranquillo, con il Covid che non scompare ma viene tenuto sotto controllo: gli ospedali e le terapie intensive non si intasano, le persone colpite da altre malattie non vengono trascurate, le scuole e i locali pubblici restano aperti, nell’attesa che l’avanzata della campagna vaccinale e l’arrivo della bella stagione migliorino il quadro e consolidino la ripresa economica. Dall’altra parte, invece, c’è il ritorno dell’incubo che abbiamo vissuto nel marzo 2020 e nell’inverno scorso. Tutte le persone di buon senso, comunque la pensino sui vaccini e sul pass sanitario, preferirebbero la prima ipotesi. È davvero così impossibile decidere tutti insieme di imboccare la direzione giusta? Se lo faremo, i no vax che ancora gridano nelle piazze diventeranno una voce sempre più fievole e isolata, che si spegnerà da sola. Ma se non ne saremo capaci, la sfiducia, il complottismo, lo spirito nichilista finiranno per serpeggiare e mettere in crisi la sanità, e di conseguenza la libertà e l’economia.

Più delle dispute lessicali — pass sanitario sembra più sobrio di super green pass —, importa la sostanza. Mentre gli anziani e gli italiani di mezz’età, per la sicurezza propria e dei propri cari, stanno andando in massa a ricevere la terza dose, in una settimana soltanto 120 mila persone hanno fatto la prima. All’evidenza, le misure in vigore non bastano. L’unica via è rafforzarle, se vogliamo evitare l’obbligo vaccinale. Il tampone negativo sarà ancora sufficiente per andare al lavoro; non per andare al bar, al ristorante, al concerto, in palestra, al cinema, in piscina, alle terme, a teatro. Il principio è sempre lo stesso: esiste il diritto di non vaccinarsi; non esiste il diritto di mettere in pericolo gli altri. A maggior ragione se si tratta di tempo libero, piacere, divertimento.

Il vero discrimine non è tra sì vax e no vax, sì green pass e no green pass, e altre formule e divisioni che sinceramente hanno stancato. Il vero discrimine è tra l’Italia responsabile e quella irresponsabile. C’è un’Italia nettamente maggioritaria che ha accettato il vaccino, indossa le mascherine al chiuso, è attenta a non correre rischi inutili, fa il proprio lavoro e il proprio dovere sociale, consapevole che l’occasione della ripartenza e dei fondi europei è adesso, e non sarà per sempre. E c’è l’Italia dei rave party e delle manifestazioni urlanti senza mascherina, senza vaccini e senza distanziamento. Chi da quattro mesi cerca di bloccare ogni sabato il centro di Milano è o crede di essere molto diverso da chi cerca lo sballo senza precauzioni; ma i due popoli hanno un punto in comune.

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