Perché ci serve il trattato del Quirinale

Di fatto, la Turchia ci stringe da Sud e da Est, privandoci di profondità difensiva. In questo clima Roma ha stabilito che Parigi è il male minore e Ankara quello maggiore. Specie considerata la contrarietà degli Stati Uniti a colpire la Turchia, nonostante il tentativo di Mario Draghi di attirare contro Erdogan l’ideologica ostilità di Biden, reso ad aprile nell’acuta definizione di “dittatore” rivolta al presidente anatolico. Washington considera Ankara troppo utile per contenere la Russia proprio in Libia e nel Mar Nero. Al contrario l’Eliseo ha individuato nella Turchia il suo principale nemico, tanto nel Mediterraneo quanto nell’Esagono. Altra corrispondenza che in questa fase ci spinge verso i cugini d’Oltralpe. Prodotto da evidenti criticità, il trattato del Quirinale comporta per noi anche notevoli pericoli. Nei prossimi anni rischiamo di cadere definitivamente dentro la sfera d’influenza francese, costretti ad accettare obtorto collo le manovre parigine, in campo industriale e geopolitico, esposti su più fronti mentre cerchiamo di sopravvivere alla notte. Ma le alternative, austerity di marca tedesca e ingerenza turca nel nostro estero vicino, sono perfino peggiori.

LA STAMPA

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