Effetto sindaci, ora gli italiani voterebbero così: testa a testa Pd-Meloni, Lega dimezzata rispetto alle europee

Alessandra Ghisleri

L’imminente scenario politico ed economico nel quale siamo proiettati ci pone l’obbligo di una riflessione in merito ad una situazione alquanto articolata. Nelle nostre rilevazioni diffuse a Porta a Porta il 14 settembre, le ultime pubbliche prima della par condicio con il divieto di divulgazione di tutti i sondaggi, una sorpresa aveva preso corpo nel ranking delle intenzioni di voto: il Pd con il 19,4% era proiettato ad essere il primo partito nazionale davanti a FdI che registrava il 19,1%. A seguire compariva la Lega di Matteo Salvini in contrazione con il 18,5% delle preferenze. In quarta posizione registravamo il M5S con il 17,1%. Al momento tutto appariva come uno “svarione” dettato più dal mood dell’attimo dell’opinione pubblica che da una presa di posizione certa da parte degli elettori. E’ necessario definire che in questi sondaggi settimanali il campione di 800 -1.000 casi rivela un errore statistico tra il 3,5% e il 3,1%; il che significa che i 4 dati rilevati erano in perfetta sovrapposizione – e quindi intercambiabili- pur presentandosi in un ordine definito. Durante il silenzio elettorale le nostre “macchine” non hanno smesso di testare il territorio nazionale sulle intenzioni di voto e ciò che sembrava un semplice risultato sgrammaticato continuava a comparire nella stessa scala. Un altro dato sconcertante emerso si presentava sotto il cappello dell’astensione in un intervallo registrato tra il 36,0% e il 38,0%.

Nel momento del silenzio elettorale non sono mancati fatti politici carichi di una certa rilevanza a partire dalle interviste rilasciate dal ministro Giancarlo Giorgetti e del leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, in cui si mettevano in dubbio le scelte delle candidature e non solo, il caso Morisi, le indagini di Fanpage , la manifestazione “no green pass” a Roma trasformatasi in un raduno violento con l’assalto alla Cgil, il sit-in dei portuali di Trieste e il corteo pacifico romano in supporto al Sindacato di cui è stata violata la sede centrale. Il tutto con l’obbligo definito per legge del green pass obbligatorio per poter lavorare. Le elezioni amministrative che interessavano un elettore su quattro, hanno convalidato un duplice risultato: la grande astensione e la riuscita del Pd nella riconferma delle sue grandi città.

Oggi a cinque giorni dal voto la nuova rilevazione ci pone nuovamente l’elenco dei partiti nello stesso ordine di un mese fa: il Pd ancora primo partito con il 19,5% tallonato da FdI con il 19,2%. Entrambi statici con solo un +0,1% rispetto alla precedente rilevazione pubblica. Chi invece sembra accusare maggiormente il colpo delle elezioni è la Lega di Salvini (17.6%) con il M5S (16.2%), entrambi con quasi un punto percentuale di differenza in un mese. Nell’elenco non sfugge il guadagno di +0,8% per FI che si attesta all’8,1% e di Azione di Carlo Calenda con un +0,7% che protocolla a livello nazionale un buon 4,5%. Certo questi numeri sentono forte l’emotività non convenzionale del momento, tuttavia è come se la politica oggi avesse registrato una crisi simultanea di domanda e offerta che sembra usurare quella connessione speciale tra partiti, leader ed elettori.

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