Le sabbie mobili di Draghi

È una dinamica che solleva degli interrogativi anche sulla qualità di una classe dirigente che prima approva, poi rinnega ciò che ha approvato, poi riapprova, per gioire a favor di telecamera: i ministri di Pd e Cinque stelle, che siedono in cdm sono rappresentativi dei partiti che li esprimono? E, quando si pronunciano, lo fanno con la cognizione di causa di chi ha letto, compreso, metabolizzato i dossier o il merito è subordinato al clima che si viene a creare nelle constituency di riferimento, si chiamino magistrati o giornali?

Se questo è il clima, qui comunque c’è il rischio. Draghi funziona se fa Draghi, e stavolta lo ha fatto solo fino a un certo punto. Dopo aver sfidato, con “decisionismo” gli intoccabili, intesi come populisti verso i quali la politica in questi anni si è mostrata subalterna ma anche pezzi della magistratura, col suo conservatorismo corporativo, è entrato, per necessità o per scelta, in una dinamica bizantina: gli incontri con i leader, le mediazioni, financo il rinvio del provvedimento sull’obbligo vaccinale, posticipato alla prossima settimana perché prima c’era la giustizia. Il che dà il senso di un’incertezza proprio nel momento in cui il premier, facendo riferimento alla “vita” e alla “morte” aveva agito il massimo della drammatizzazione, come su una priorità “non negoziabile”. E il punto non è l’ascolto dei partiti, sacrosanto, ma che, in questa vicenda, non si è compreso bene quale sia il “luogo” dell’accordo politico. Se il governo, inteso come consiglio dei ministri, ampiamente rappresentativo dei partiti nel momento in cui si è scelto un profilo non tecnico, ma politico-tecnico, o i bilaterali con i leader. 

Aprire a questo “metodo” significa esporsi, ora che c’è il semestre bianco, l’elezione del capo dello Stato, eccetera eccetera, a una situazione di sabbie mobili, al ritorno del compromesso per il compromesso e non del compromesso per il risultato, in cui ognuno diventa protagonista con la propria bandierina, senza prendere in considerazione l’efficacia complessiva dei provvedimenti e l’incisività delle riforme. Che è poi la dinamica che, estremizzata, ha portato fin qui, rendendo necessario l’arrivo di Draghi. E sarebbe davvero paradossale se il morto sbranasse il vivo.

L’HUFFPOST

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