Il regista Draghi e il dramma Italia

Due percorsi, allora, si intrecciano, se vogliamo pensare nei fatti a una ripresa del nostro Paese: la ricostruzione del suo apparato tecnico-amministrativo, a partire dalla sua stessa formazione (e ci metto la Giustizia al suo interno, poiché non un potere,a mio giudizio, la Magistratura nella sua autonomia, ma una funzione essenziale dello Stato democratico) – la presenza di corpi intermedi vitali, attivi e propositivi, senza la cui energia la partecipazione democratica è fumo ideologico. Pensino a questo i nostri partiti e movimenti nei mesi che trascorreranno all’ombra protettiva del professor Draghi. La crisi forse un effetto positivo l’ha avuto: perfino i 5Stelle sembrano ora aver compreso che non si governa con chiacchiere movimentistiche e che, piaccia o no, la democrazia ha a che fare fisiologicamente con la presenza di forze politiche organizzate e di gruppi dirigenti non improvvisati sulla base di qualche clic.

E il Pd sembra muoversi finalmente verso un congresso dove i resti dei partiti che l’hanno fin qui composto e scomposto saranno chiamati, volenti o nolenti, a ridefinirsi e non potranno più limitarsi a declinare il termine responsabilità in governabilità comunque. Responsabilità è rispondere alle domande reali: quali progetti di riforme istituzionale si intenda ancora perseguire e con chi; quale politica dell’occupazione e del lavoro si ritenga adeguata alla rivoluzione tecnologica in atto; quale politica della formazione ne consegua. Si va al governo per rispondere a tutto questo, nell’ambito europeo, non per sopravvivere come ceto politico e allungare i tempi della decadenza del Paese. Se il congresso che si annuncia si svolgerà in forma aperta in questa direzione, lo smottamento pauroso del Pd dalle sue basi sociali potrebbe essere arrestato, e maturare, contestualmente, un’intesa di governo con il new look pentastellato, in vista dell’elezione del Presidente della Repubblica e delle prossime politiche – intesa che dovrà per forza esser messa subito alla prova a Milano, a Roma e in tanti altri centri di rilievo ben più che amministrativo.

Ricordi anche il Pd di essere stato al momento della sua (presunta) nascita un fiero sostenitore del maggioritario. Lavori perciò affinché si realizzino le condizioni, con le prossime politiche, per un confronto, questo sì responsabile, tra due schieramenti e programmi contrapposti. Davvero non ci sarebbe più “salvezza” se, a quel punto, dopo vani, estenuanti pateracchi tra fantasmi politici, il Presidente di turno si vedesse di nuovo costretto a ricorrere ad altri Cincinnato e ancora le assemblee legislative, per loro colpa esclusiva, si riducessero a meri organi di ratifica di decreti del governo o della Presidenza del Consiglio.

LA STAMPA

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