Export di armi, record del governo Renzi e boom di commesse dall’Arabia Saudita

Raphaël Zanotti

C’è un elemento, in tutta la vicenda dei rapporti tra l’ex premier Matteo Renzi e l’Arabia Saudita, che non è ancora emerso. Il leader di Italia Viva si è ben guardato dall’affrontarlo nella sua recente auto intervista. Eppure è un elemento dirimente perché, al di là delle note perplessità intorno al governo di Riad, proietta una nuova luce su quei rapporti. È un fatto – sebbene non sia mai stato pubblicizzato dall’ex premier – che durante il governo Renzi l’Italia abbia toccato il picco nelle esportazioni di armi. Un record ottenuto anche grazie alle ricche commesse arrivate proprio da Riad.

Nel 2013, l’anno precedente all’arrivo di Renzi a Palazzo Chigi, l’Italia aveva autorizzato l’esportazione di armi per un valore di 2,1 miliardi di euro. Ma questa cifra, nel corso dei 1024 giorni passati al governo, è cresciuta del 581% arrivando a toccare i 14,6 miliardi di euro come documentato da Giorgio Beretta dell’Opal di Brescia, l’osservatorio permanente sulle armi leggere. Un record che ha fatto impallidire persino Silvio Berlusconi che qualche tempo prima, all’inaugurazione dell’M-346 a Venegono, si era proposto come «commesso viaggiatore» per l’industria bellica italiana.

L’exploit delle armi italiane durante il governo Renzi è interessante dal punto di vista delle destinazioni. Nel 2016, ultimo anno del mandato del leader di Italia Viva, la stragrande maggioranza degli armamenti non è andata a Paesi amici e alleati dell’Ue e della Nato (36,9%), bensì a Paesi nelle aree di maggior tensione nel mondo, Nord Africa e Medioriente. È in quest’area del Pianeta, che purtroppo non brilla per governi pacifisti, democratici o rispettosi dei diritti umani, che sono andate armi per un valore di 8,6 miliardi di euro, ovvero il 58,8% del totale. Un altro record di cui si sono accorti in pochi.

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