Alitalia, Draghi tratta con l’Ue. Giorgetti: basta buttare soldi

ilario lombardo

È sui tempi che vuole agire Mario Draghi per trovare la soluzione migliore all’eterno dossier aperto di Alitalia. Incidere subito sui tempi per segnare quella «discontinuità» che la vicepresidente della Commissione europea con delega alla Concorrenza Margrethe Vestager pretende prima di garantire il via libera alle operazioni del governo italiano. I dipendenti hanno paura, la cassa è vuota e i sindacati temono il peggio. L’Europa, però, non vuole formule pasticciate che ripropongano sotto una nuova veste la disastrata compagnia di bandiera. Tra la vecchia Alitalia e la newco Italia Trasporto Aereo (Ita), già dotata di 3 miliardi di euro, non ci devono essere continuità tali da far passare come soluzioni di mercato quelli che di fatto sono invece aiuti di Stato. In questa cornice deve muoversi il premier, che ieri ha riunito attorno al tavolo il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Roberto Garofoli e i ministri interessati: Giancarlo Giorgetti dello Sviluppo economico, Daniele Franco dell’Economia, Enrico Giovannini dei Trasporti. Solita consegna del silenzio alla fine del vertice e una raccomandazione da far trapelare: «È ancora presto per parlare di formule definitive». Però qualcosa di più alla fine anche dalle bocche cucite filtra. Draghi vuole usare tutta la credibilità acquisita in otto anni alla guida della Banca centrale europea e metterla sul tavolo della Vestager per strappare un compromesso. Ci sono diverse strade e diverse possibilità. La soluzione sarà, come chiede l’Europa, di mercato, ma una delle ipotesi allo studio sarebbe quella di realizzarla in tempi diversi. La proposta sarà offerta alla commissaria danese nella videocall prevista tra mercoledì e giovedì. L’idea, secondo quanto si apprende, è di superare il sistema classico dei bandi di gara e si poggerebbe sulla ricetta offerta dal commissario straordinario di Alitalia Giuseppe Leogrande: verrebbe subito venduto a Ita il comparto “aviation”, aerei e personale, in modo da battezzare la nuova compagnia già in primavera, alla vigilia della stagione che, complice la vaccinazione di massa, riporterà la gente a viaggiare. Gli altri asset preziosi, servizi a terra (il cosiddetto handling) e manutenzione, verrebbero affittati, per poi essere messi a gara in un secondo momento, come chiesto dall’Ue. In questo modo si tampona l’emergenza di cassa, la compagnia continua a volare, non devi chiedere altri indennizzi nel brevissimo termine e non disturbi i nervi della Commissione.

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