Draghi a Bruxelles, pronto il pressing: “Brevetti condivisi”. Ipotesi dose singola

Francesca Angeli

Condivisione delle licenze con tutte le aziende. Superamento del segreto industriale in modo da ampliare il numero dei siti di produzione.

Rispetto dei tempi fissati per la consegna. Trasparenza sugli accordi. Somministrazione della prima dose senza tenere le scorte.

Bruxelles sta vagliando tutte le strade praticabili per imporre un’accelerazione alla profilassi nell’ottica di una condivisione delle decisioni con le aziende, riservando soltanto come ultima ratio l’eventuale ricorso a strumenti coercitivi come il blocco cautelativo dell’export per le dosi o l’articolo 122 che, in caso di crisi e carenza di beni essenziali, apre all’uso di obblighi e divieti. Strumento adottabile per un’ emergenza come la crisi pandemica.

La posta in gioco è troppo alta. Se l’Europa si sfalda sulla campagna vaccinale allora il principio stesso sul quale si fonda l’Unione rischia di andare in frantumi. La Commissione intende salvaguardare il progetto di profilassi comune ai 27 stati membri confermando l’obiettivo di vaccinare il 70 per cento della popolazione europea entro settembre.

L’esordio di Mario Draghi come premier italiano oggi nel Consiglio europeo avviene quindi sotto un cielo plumbeo. E senza dubbio a Draghi, che ieri ha già avuto un colloquio a due con il presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, toccherà un ruolo decisivo nel contenere le spinte verso lo sfaldamento alimentate da quello che a molti stati membri appare come un fallimento della Commissione Europea: un piano vaccinale lento che procede a singhiozzo a causa del mancato rispetto dei tempi di consegna da parte delle aziende. Sul tavolo dei 27 leader la situazione epidemiologica e tutti i dossier aperti sull’autorizzazione, la produzione, la distribuzione dei vaccini e la circolazione delle persone. Su questo fronte difficile si possa trovare un accordo su un passaporto vaccinale.

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